Il 28 febbraio, quando a mezzogiorno il Nautilus risalì alla superficie del mare, a 9° 4′ di latitudine nord, si scorgeva terra a circa otto miglia verso ovest. La prima cosa che notai fu una catena di montagne alta circa duemila piedi, dalle forme quanto mai capricciose. Fatto il rilevamento, seppi che ci stavamo avvicinando all'isola di Ceylon, la perla che pende dal lobo della penisola indiana.
Il capitano Nemo e il suo secondo comparvero in quel momento. Il capitano diede un'occhiata alla carta. Poi, volgendosi verso di me, disse:
«L'isola di Ceylon, celebre per le sue pescherie di perle. Le piacerebbe visitarne una, signor Aronnax?»
«Certamente, capitano.»
«Ebbene, la cosa è facile. Però, se vedremo le pescherie, non vedremo i pescatori. La campagna annuale di pesca non è ancora cominciata. Non importa, darò ordine di dirigerci verso il golfo di Manaar, dove arriveremo durante la notte.»
Il capitano disse qualcosa al suo secondo, che uscì immediatamente. Ben presto il Nautilus tornò nel suo elemento naturale, e il manometro indicò che si trovava a circa trenta piedi di profondità.
«Ebbene, signore,» disse il capitano Nemo «Lei e i Suoi compagni visiterete il banco di Manaar, e se per caso vi si trovasse qualche pescatore, lo vedremo all'opera.»
«D'accordo, capitano!»
«A proposito, signor Aronnax, Lei non ha paura degli squali?»
«Degli squali!» esclamai.
La domanda mi parve davvero molto ardua.
«Ebbene?» riprese il capitano Nemo.
«Le confesso, capitano, che non ho ancora molta familiarità con quel genere di pesci.»
«Noi ci siamo abituati,» rispose il capitano Nemo «e col tempo ci si abituerà anche Lei. Del resto saremo armati, e strada facendo potremo forse cacciare qualche esemplare della tribù. È interessante. Dunque, a domani, signore, e di buon'ora.»
Detto questo con tono noncurante, il capitano Nemo lasciò il salone. Ora, se foste invitati a cacciare l'orso sulle montagne della Svizzera, che cosa direste?
«Benissimo! Domani andremo a caccia dell'orso.» Se vi chiedessero di cacciare il leone nelle pianure dell'Atlante, o la tigre nelle giungle dell'India, che cosa direste?
«Ah! ah! a quanto pare andiamo a caccia della tigre o del leone!» Ma quando siete invitati a cacciare lo squalo nel suo elemento naturale, forse ci pensereste su prima di accettare l'invito. Quanto a me, mi passai la mano sulla fronte, imperlata di grosse gocce di sudore freddo. «Riflettiamo,» dissi «e prendiamoci il nostro tempo. Cacciare le lontre nelle foreste sottomarine, come abbiamo fatto all'isola Crespo, passi pure; ma andare su e giù per il fondo del mare, dove si è quasi certi di incontrare degli squali, è tutt'altra cosa! So bene che in certi paesi, in particolare nelle isole Andamane, i negri non esitano ad attaccarli con un pugnale in una mano e un nodo scorsoio nell'altra; ma so anche che pochi di coloro che affrontano quelle bestie ritornano vivi. Del resto, io non sono un negro, e se anche lo fossi, credo che in questo caso un po' di esitazione non sarebbe fuori luogo.»
In quel momento entrarono Conseil e il canadese, del tutto tranquilli e perfino allegri. Non sapevano che cosa li aspettasse.
«In fede mia, signore,» disse Ned Land «il Suo capitano Nemo, che il diavolo se lo porti!, ci ha appena fatto una proposta molto gradevole.»
«Ah!» dissi. «Lo sapete?»
«Se il signore permette,» interruppe Conseil «il comandante del Nautilus ci ha invitati a visitare domani, in compagnia del signore, le magnifiche pescherie di Ceylon; l'ha fatto con garbo e si è comportato da vero gentiluomo.»
«Non vi ha detto nient'altro?»
«Nient'altro, signore, se non che Le aveva già parlato di questa piccola passeggiata.»
«Il signore» disse Conseil «vorrebbe darci qualche particolare sulla pesca delle perle?»
«Sulla pesca in se stessa,» domandai «o sugli incidenti? Quale delle due?»
«Sulla pesca,» rispose il canadese «prima di scendere sul terreno, è bene saperne qualcosa.»
«Benissimo; sedetevi, amici miei, e vi istruirò.»
Ned e Conseil si sedettero su un divano, e la prima cosa che il canadese domandò fu:
«Signore, che cos'è una perla?»
«Mio bravo Ned,» risposi «per il poeta, la perla è una lacrima del mare; per gli orientali, è una goccia di rugiada solidificata; per le signore, è un gioiello di forma oblunga, dallo splendore della madreperla, che portano alle dita, al collo o agli orecchi; per il chimico, è un miscuglio di fosfato e di carbonato di calce con un po' di gelatina; e infine, per i naturalisti, è semplicemente una secrezione morbosa dell'organo che produce la madreperla in certi bivalvi.»
«Ramo dei molluschi» disse Conseil.
«Precisamente, mio dotto Conseil; e, fra questi testacei, l'orecchia di mare, le tridacne, i turbo, in una parola tutti quelli che secernono la madreperla, cioè la sostanza azzurra, azzurrognola, violetta o bianca che riveste l'interno delle loro valve, sono capaci di produrre perle.»
«Anche le cozze?» domandò il canadese.
«Sì, le cozze di certe acque della Scozia, del Galles, dell'Irlanda, della Sassonia, della Boemia e della Francia.»
«Bene! D'ora in poi ci farò attenzione» rispose il canadese.
«Ma» continuai «il mollusco che secerne per eccellenza la perla è l'ostrica perlifera, la meleagrina margaritifera, la preziosa pintadina. La perla non è che una concrezione madreperlacea, depositata in forma globulare, o aderente alla conchiglia dell'ostrica, o annidata fra le pieghe dell'animale. Sulla valva è fissa; nella carne è libera; ma ha sempre per nucleo un piccolo corpo duro, sia un uovo sterile, sia un granello di sabbia, intorno al quale la materia perlacea si deposita anno dopo anno, successivamente e in sottili strati concentrici.»
«Si trovano molte perle nella stessa ostrica?» domandò Conseil.
«Sì, ragazzo mio. Alcune sono un vero e proprio scrigno. Si cita un'ostrica, benché io mi permetta di dubitarne, che avrebbe contenuto non meno di centocinquanta squali.»
«Centocinquanta squali!» esclamò Ned Land.
«Ho detto squali?» dissi in fretta. «Volevo dire centocinquanta perle. Gli squali non avrebbero senso.»
«Certamente no» disse Conseil; «ma il signore vuole dirci ora con quali mezzi si estraggono queste perle?»
«Si procede in vari modi. Quando aderiscono alla conchiglia, i pescatori spesso le staccano con delle pinze; ma il metodo più comune consiste nello stendere le ostriche su stuoie di alghe marine che ricoprono i banchi. Così muoiono all'aria aperta, e in capo a dieci giorni sono in avanzato stato di decomposizione. Allora vengono immerse in grandi vasche d'acqua di mare, poi aperte e lavate.»
«Il prezzo di queste perle varia secondo la loro grandezza?» domandò Conseil.
«Non soltanto secondo la loro grandezza,» risposi «ma anche secondo la forma, l'acqua (vale a dire il colore) e l'oriente, cioè quello scintillio brillante e cangiante che le rende così incantevoli alla vista. Le più belle sono chiamate perle vergini, o paragoni. Si formano isolate nel tessuto del mollusco, sono bianche, spesso opache, e talvolta hanno la trasparenza dell'opale; sono generalmente rotonde od ovali. Con le rotonde si fanno braccialetti, con le ovali pendenti, e, essendo più preziose, si vendono a pezzo. Quelle aderenti alla conchiglia dell'ostrica sono di forma più irregolare e si vendono a peso. Infine, in un ordine inferiore si classificano quelle piccole perle conosciute col nome di semenza di perle; si vendono a misura e servono soprattutto per i ricami dei paramenti sacri.»
«Ma» disse Conseil «questa pesca delle perle è pericolosa?»
«No» risposi in fretta, «soprattutto se si prendono certe precauzioni.»
«Che cosa si rischia in un simile mestiere?» disse Ned Land. «Di inghiottire qualche sorsata d'acqua di mare?»
«Come dice Lei, Ned. A proposito,» dissi, cercando di imitare il tono noncurante del capitano Nemo «Lei ha paura degli squali, bravo Ned?»
«Io!» rispose il canadese. «Un arpioniere di professione? Il mio mestiere è proprio quello di farmene beffe.»
«Ma» dissi «non si tratta di pescarli con un amo a girella, di issarli sul ponte della nave, di tagliar loro la coda con un colpo d'accetta, di sventrarli e di gettarne il cuore in mare!»
«Allora si tratta di...»
«Precisamente.»
«Nell'acqua?»
«Nell'acqua.»
«In fede mia, con un buon arpione! Sa, signore, questi squali sono bestie mal costruite. Devono girarsi sul ventre per abboccarvi, e in quel momento...»
Ned Land aveva un modo di pronunciare la parola «abboccarvi» che mi faceva gelare il sangue.
«E tu, Conseil, che cosa ne pensi degli squali?»
«Io!» disse Conseil. «Sarò franco con il signore.»
«Tanto meglio» pensai.
«Se il signore intende affrontare gli squali, non vedo perché il suo fedele servitore non dovrebbe affrontarli insieme a lui.»