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Le Upanishad · Unknown · translated by AI translation (unreviewed)

II

Mentre le offerte venivano distribuite, la fede (Shraddha) entrò nel cuore di Nachiketas, il quale, benché giovane, così rifletté:

III

Queste vacche hanno bevuto acqua, brucato erba e dato latte per l'ultima volta, e i loro sensi hanno perduto ogni vigore. Colui che dona queste va senza dubbio in regni senza gioia.

In India l'idea del sacrificio è sempre stata quella di dare liberamente per la gioia di dare, senza chiedere nulla in cambio; e tutto lo scopo e il merito del sacrificio è perduto se colui che dona nutre il minimo pensiero di nome, fama o vantaggio personale. Il particolare sacrificio Viswajit che Vajasrava stava compiendo gli richiedeva di dare via tutto ciò che possedeva. Quando però i doni furono portati avanti per essere offerti, suo figlio Nachiketas, benché fosse probabilmente un ragazzo di circa dodici anni, osservò quanto fossero senza valore gli animali che il padre offriva. Il suo cuore si riempì subito di Shraddha. Non vi è una sola parola inglese che possa rendere il significato di questo termine sanscrito. È più della semplice fede. Implica anche fiducia in se stessi, un senso indipendente del giusto e dell'ingiusto e il coraggio della propria convinzione. Come ragazzo di tenera età, Nachiketas non aveva il diritto di mettere in questione l'operato del padre; eppure, spinto dal risveglio improvviso della sua natura superiore, non poté fare a meno di riflettere: «Dando semplicemente queste vacche inutili mio padre non può acquistare alcun merito. Se ha fatto voto di dare tutti i suoi beni, allora deve dare anche me. Altrimenti il suo sacrificio non sarà completo e fruttuoso». Perciò, in ansia per il bene del padre, gli si avvicinò con dolcezza e riverenza.

IV

Disse a suo padre: Caro padre, a chi mi darai? Lo disse una seconda volta, poi una terza. Il padre rispose: Ti darò alla Morte.

Nachiketas, figlio devoto e desideroso di riparare all'inadeguato sacrificio del padre, cercò di ricordargli così indirettamente che non aveva adempiuto la sua promessa di dare via tutti i suoi beni, poiché non aveva ancora offerto il proprio figlio, che sarebbe stato un dono più degno di bestiame inutile. Il padre, consapevole di non compiere un vero sacrificio, cercò di ignorare le domande del ragazzo; ma irritato dalla sua insistenza, alla fine rispose impaziente: «Ti do a Yama, il Signore della Morte». Il fatto che l'ira potesse sorgere così rapidamente nel suo cuore provava che egli non aveva il giusto atteggiamento di chi sacrifica, il quale dev'essere sempre tranquillo, elevato e libero da egoismo.

V

Nachiketas pensò: Fra molti (discepoli di mio padre) sono il primo; fra molti (altri) sto nel mezzo (ma mai ultimo). Che cosa si compirà per mio padre col mio andare oggi da Yama?

Non fu presunzione a indurre Nachiketas a considerare la propria posizione e importanza. Egli soppesava il proprio valore come figlio e come discepolo per poter giudicare se avesse o no merito sufficiente a costituire un dono degno. Benché comprendesse che la dura risposta del padre era solo l'espressione di uno scoppio d'ira momentaneo, credeva tuttavia che un male maggiore potesse colpire il padre se la sua parola non fosse stata mantenuta. Perciò cercò di rafforzare la risoluzione del padre ricordandogli la condizione transitoria della vita. Disse:

VI

Volgi lo sguardo a coloro che vissero prima e a coloro che vivono ora. Come il grano il mortale decade e come il grano di nuovo germoglia (rinasce).

Tutte le cose periscono, la sola Verità rimane. Perché dunque temere di sacrificare anche me? Così Nachiketas convinse il padre a restar fedele alla sua parola e a mandarlo da Yama, il Signore della Morte. Nachiketas andò allora alla dimora della Morte, ma Yama era assente e il ragazzo attese per tre giorni senza cibo né bevanda. Al ritorno di Yama, uno della sua casa gli disse:

VII

Come fuoco un ospite brahmano entra nelle case. Quel fuoco è spento da un'offerta. (Perciò) o Vaivaswata, porta acqua.

VIII

Dello stolto nella cui casa un ospite brahmano rimane senza cibo, tutte le speranze e le aspettative, tutto il merito acquistato dalla sua frequentazione dei santi, dalle sue buone parole e opere, tutti i suoi figli e il suo bestiame sono distrutti.

Secondo l'antico ideale vedico un ospite è il rappresentante di Dio e dev'essere accolto con la dovuta riverenza e onore. Ciò vale specialmente per un brahmano o un sannyasin la cui vita è interamente consacrata a Dio. Chiunque manchi di dare le debite cure a un ospite santo attira sventura su di sé e sulla propria casa. Quando dunque Yama tornò, uno dei membri della sua casa lo informò ansiosamente della presenza di Nachiketas e lo pregò di portare acqua per lavargli i piedi, essendo questo sempre il primo servizio reso a un ospite in arrivo.

IX

Yama disse: O brahmano! Ospite venerato! Il mio saluto a te. Poiché sei rimasto tre notti nella mia casa senza cibo, scegli perciò tre doni, o brahmano.

X

Nachiketas disse: Sia Gautama, mio padre, libero da pensieri ansiosi (per me). Perda ogni ira (verso di me) e si plachi nel cuore. Mi riconosca e mi accolga quando sarò rimandato da te. Questo, o Morte, è il primo dei tre doni che scelgo.

XI

Yama rispose: Per mia volontà Auddalaki Aruni (tuo padre) ti riconoscerà e sarà di nuovo verso di te come prima. Dormirà in pace la notte. Sarà libero dall'ira quando ti vedrà liberato dalla bocca della morte.

XII

Nachiketas disse: Nel regno del cielo non vi è timore, tu (Morte) non sei là; né vi è timore della vecchiaia. Avendo varcato tanto la fame quanto la sete ed essendo al di sopra del dolore, (essi) si rallegrano in cielo.

XIII

Tu conosci, o Morte, il sacrificio del fuoco che conduce al cielo. Dillo a me, che sono pieno di Shraddha (fede e anelito). Coloro che vivono nel regno del cielo godono della libertà dalla morte. Questo chiedo come mio secondo dono.

XIV

Yama rispose: Conosco bene quel fuoco che conduce al regno del cielo. Te lo dirò. Ascoltami. Sappi, o Nachiketas, che questo è il mezzo per conseguire mondi infiniti e il loro sostegno. Esso è nascosto nel cuore di tutti gli esseri.

XV

Yama gli espose allora quel sacrificio del fuoco, principio di tutti i mondi; quali mattoni, quanti e come disposti per l'altare. Nachiketas ripeté tutto come gli era stato detto. Allora la Morte, compiaciuta di lui, disse ancora:

XVI

Il magnanimo Yama, assai compiaciuto, gli disse (a Nachiketas): Ti concedo ora un altro dono. Questo fuoco (sacrificio) sarà chiamato col tuo nome. Prendi anche questa ghirlanda dai molti colori.

XVII

Colui che compie tre volte questo sacrificio del fuoco di Nachiketas, essendo unito ai tre (madre, padre e maestro), e che adempie il triplice dovere (studio dei Veda, sacrificio ed elemosina), varca la nascita e la morte. Conoscendo questo venerabile fuoco splendente, nato da Brahman, e realizzandoLo, egli consegue la pace eterna.

XVIII

Colui che conosce il triplice fuoco di Nachiketas e compie il sacrificio del fuoco di Nachiketas con la triplice conoscenza, avendo gettato via le catene della morte ed essendo al di là del dolore, si rallegra nel regno del cielo.

XIX

O Nachiketas, questo è il tuo fuoco che conduce al cielo, che hai scelto come tuo secondo dono. Gli uomini chiameranno questo fuoco col tuo nome. Chiedi il terzo dono, Nachiketas.

Il fuoco è considerato «il fondamento di tutti i mondi», perché è ciò che rivela la creazione. Se non vi fosse fuoco o luce, nessuna forma manifestata sarebbe visibile. Leggiamo nelle Scritture semitiche: «In principio il Signore disse: “Sia la luce”». Perciò ciò che sta nell'universo esteriore come uno dei più puri simboli del Divino dimora anche in forma sottile nel cuore di ogni essere vivente come energia vitale, forza della vita o causa dell'esistenza.

Yama dice ora a Nachiketas come, compiendo il sacrificio con la triplice conoscenza, egli possa trascendere il dolore e la morte e raggiungere il cielo. La triplice conoscenza cui si allude riguarda la preparazione dell'altare e del fuoco. Nachiketas, avido di apprendere, ascoltò con attenzione intera e fu in grado di ripetere tutto ciò che gli era stato detto. Ciò piacque tanto a Yama che gli concesse il dono in più di dare il proprio nome al sacrificio del fuoco e gli diede una ghirlanda ornata di pietre preziose.

I versi XVI-XVIII sono considerati da molti un'interpolazione, il che spiegherebbe certe oscurità e ripetizioni che vi si trovano.

XX

Nachiketas disse: Vi è questo dubbio riguardo a ciò che avviene dell'uomo dopo la morte. Alcuni dicono che egli esiste, altri che non esiste. Questa conoscenza desidero, essendone istruito da te. Fra i doni, questo è il terzo dono.

XXI

Yama rispose: Perfino i Deva (gli Splendenti) di un tempo dubitarono su questo. Non è facile da conoscere; sottile invero è questo argomento. O Nachiketas, scegli un altro dono. Non insistere con me. Non chiedermi questo dono.