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Le Upanishad · Unknown · translated by AI translation (unreviewed)

XXII

Nachiketas disse: O Morte, tu dici che perfino i Deva ebbero dubbi su questo e che non è facile da conoscere. Un altro maestro pari a te non si può trovare. Perciò nessun altro dono può eguagliare questo.

XXIII

Yama disse: Chiedi figli e nipoti che vivano cento anni, molto bestiame, elefanti, oro e cavalli. Chiedi terre di vastissima estensione e vivi tu stesso quanti autunni desideri.

XXIV

Se pensi a un altro dono pari a questo, chiedi ricchezza e lunga vita; sii signore della vasta terra. O Nachiketas, ti farò godere di tutti i desideri.

XXV

Quali che siano gli oggetti del desiderio difficili da ottenere nel regno dei mortali, chiedili tutti come desideri; queste belle fanciulle coi loro carri e i loro strumenti musicali, quali non sono ottenibili dai mortali: sii servito da queste che io ti dono. O Nachiketas, non chiedere intorno alla morte.

Il terzo dono chiesto da Nachiketas riguardo al grande Aldilà era tale da poter essere concesso soltanto a chi fosse libero da ogni desiderio e limite mortale; perciò Yama dapprima mise alla prova Nachiketas per vedere se fosse pronto a ricevere una simile conoscenza. «Non insistere con me riguardo a questo segreto», disse. «Nemmeno i saggi possono comprenderlo, e tu sei soltanto un ragazzo. Prendi piuttosto lunga vita, ricchezza, tutto ciò che ti darà felicità sul piano mortale». Ma il ragazzo provò la sua forza e il suo merito restando fermo nella risoluzione di conoscere il grande segreto della vita e della morte.

XXVI

Nachiketas disse: O Morte, queste cose sono fuggevoli; indeboliscono il vigore di tutti i sensi nell'uomo. Anche la vita più lunga è breve. Tieni per te i tuoi carri, la danza e la musica.

XXVII

L'uomo non può essere appagato dalla ricchezza. Possederemo forse ricchezza quando vedremo te (la Morte)? Continueremo a vivere finché tu regni? Perciò quel dono soltanto è da me da scegliere.

XXVIII

Quale uomo che dimori sul piano mortale e caduco, essendosi accostato a quello immortale e incorruttibile, e avendo riflettuto sulla natura del godimento attraverso la bellezza e il piacere dei sensi, si compiacerebbe di una lunga vita?

XXIX

O Morte, ciò intorno a cui vi è dubbio, il grande Aldilà, dillo a noi. Nachiketas non chiede altro dono che quello che penetra questo segreto nascosto.

Parte seconda

I

Yama disse: Il bene è una cosa e il piacevole un'altra. Questi due, avendo fini diversi, legano l'uomo. Bene è per colui che sceglie il bene. Colui che sceglie il piacevole manca il vero fine.

II

Il bene e il piacevole si accostano all'uomo; il saggio esamina entrambi e discerne fra loro; il saggio preferisce il bene al piacevole, ma lo stolto sceglie il piacevole per amore del piacere corporeo.

III

O Nachiketas, dopo saggia riflessione hai rinunciato al piacevole e a tutte le forme che allettano. Non hai accettato questa ghirlanda di gran valore per la quale molti mortali periscono.

IV

Lontani l'uno dall'altro sono questi due — l'ignoranza e ciò che è noto come saggezza —, che conducono in direzioni opposte. Credo che Nachiketas sia uno che anela alla saggezza, poiché molti oggetti allettanti non ti hanno distolto.

Con questa seconda parte il Signore della Morte comincia il suo insegnamento riguardo al grande Aldilà. Vi sono due vie: una che conduce a Dio, l'altra che conduce al piacere mondano. Chi segue l'una si allontana inevitabilmente dall'altra, perché, come la luce e la tenebra, esse sono in conflitto. L'una conduce al regno spirituale imperituro, l'altra al regno fisico perituro. Entrambe si presentano all'uomo a ogni passo della vita. L'uomo che discerne, distinguendo fra le due, sceglie il Reale e l'Eterno, ed egli solo consegue il sommo bene, mentre l'ignorante, preferendo ciò che gli reca risultati immediati e tangibili, manca il vero scopo della sua esistenza. Benché Yama ponesse davanti a Nachiketas molte tentazioni per provarne la sincerità e la serietà, egli, giudicandole al loro vero valore, le rifiutò tutte, dicendo: «Vengo dal regno mortale, dovrei chiedere ciò che è mortale? Io desidero soltanto ciò che è eterno». Allora la Morte gli disse: «Ora vedo che sei un sincero desideroso di Verità. Ti ho offerto vasta ricchezza, lunga vita e ogni forma di piacere che tenta e illude gli uomini; ma tu hai provato il tuo merito rifiutandoli tutti».

V

Gli stolti che dimorano nell'ignoranza, immaginandosi tuttavia saggi e dotti, vanno girando in tondo per vie tortuose, come ciechi guidati da ciechi.

VI

L'Aldilà non sorge mai davanti al fanciullo sconsiderato (l'ignorante), illuso dal fascino della ricchezza. «Questo mondo solo esiste, non ve n'è un altro»: pensando così, egli cade ancora e ancora sotto il mio dominio.

Vi sono molti al mondo che, gonfi di presunzione intellettuale, credono di essere capaci di guidare gli altri. Ma benché possano possedere una certa dose di saggezza mondana, sono privi di comprensione più profonda; perciò tutto ciò che dicono non fa che accrescere il dubbio e la confusione nelle menti di chi li ascolta. Per questo sono paragonati a ciechi che guidano ciechi.

L'Aldilà non risplende davanti a coloro che mancano del potere di discernimento e sono perciò facilmente trascinati dal fascino di oggetti fuggevoli. Come i bambini sono tentati dai giocattoli, così essi sono tentati dal piacere, dal potere, dal nome e dalla fama. A loro queste cose sembrano le uniche realtà. Essendo così attaccati a cose perituro, cadono molte volte sotto il dominio della morte. Vi è una parte di noi che deve morire; ve n'è un'altra che non muore mai. Quando un uomo può identificarsi con la sua natura immortale, che è una con Dio, allora vince la morte.

VII

Colui del quale molti non riescono nemmeno a udire, che molti non possono comprendere neppure dopo averne udito: mirabile è il maestro, mirabile è colui che sa ricevere quando è istruito da un maestro capace.

In tutte le Scritture vediche si dichiara che nessuno può impartire conoscenza spirituale se non ne ha realizzazione. Che cosa si intende per realizzazione? Significa conoscenza fondata sulla percezione diretta. In India spesso i migliori maestri non hanno erudizione, ma il loro carattere è così luminoso che ognuno impara semplicemente venendo a contatto con loro. In una delle Scritture leggiamo: sotto un banyan sedeva un maestro giovane e accanto a lui un discepolo attempato. La mente del discepolo era piena di dubbi e di domande, ma benché il maestro rimanesse in silenzio, a poco a poco ogni dubbio svanì dalla mente del discepolo. Ciò significa che la trasmissione dell'insegnamento spirituale non dipende soltanto dalle parole. È la vita, l'illuminazione, ciò che conta. Uomini così illuminati da Dio, tuttavia, non si trovano facilmente; ma anche con un simile maestro la conoscenza del Sé non può essere conseguita se il cuore del discepolo non è aperto e pronto per la Verità. Perciò Yama dice che tanto il maestro quanto il discepolo devono essere mirabili.

VIII

Insegnato da un uomo di comprensione inferiore, questo Atman non può essere veramente conosciuto, per quanto spesso vi si pensi. Non vi è modo (di conoscerLo) se non è insegnato da un altro (un maestro illuminato), perché è più sottile del sottile e al di là di ogni argomentare.

IX

O carissimo, questo Atman non può essere conseguito per mezzo dell'argomentazione; è veramente conosciuto solo quando è insegnato da un altro (un maestro saggio). O Nachiketas, tu L'hai conseguito. Tu sei fermo nella Verità. Possiamo trovare sempre un interrogante come te.

La conoscenza dell'Atman, ossia del Sé, non può essere conseguita quando è insegnata da coloro che essi stessi mancano di una reale comprensione di Esso, e che perciò, non avendo alcuna convinzione precisa, sono in disaccordo fra loro quanto alla sua natura e alla sua esistenza. Solo colui che è stato in grado di percepire direttamente il Sé, attraverso lo schiudersi della sua natura superiore, può proclamare che cosa Esso realmente sia; e le sue parole soltanto hanno peso e recano illuminazione. Esso è troppo sottile per essere raggiunto dall'argomentazione. Questo segreto riguardante l'Aldilà non può essere conosciuto attraverso il ragionamento o la mera ginnastica intellettuale. Va conseguito soltanto in uno stato di coscienza che trascende il confine della ragione.

X

So che il tesoro (terreno) è transitorio, perché l'eterno non può mai essere conseguito per mezzo di cose non eterne. Perciò il fuoco (sacrificio) di Nachiketas è stato da me compiuto con cose perituro, eppure ho conseguito l'eterno.

XI

O Nachiketas, tu hai veduto l'appagamento di ogni desiderio, il fondamento dell'universo, il frutto infinito dei riti sacrificali, l'altra riva dove non vi è timore, ciò che è degno di lode, il grande e ampio sostegno; eppure, essendo saggio, hai rifiutato ogni cosa con ferma risoluzione.

Il maestro, dicendo che l'imperituro non può essere conseguito per mezzo del perituro, mostra che nessuna quantità di riti e cerimonie osservati può guadagnare l'imperituro e l'eterno. Benché il sacrificio del fuoco di Nachiketas possa recare risultati che ai mortali sembrano eterni per la loro lunga durata, anch'essi devono avere fine; perciò questo sacrificio non può condurre alla meta ultima. Yama loda Nachiketas perché, quando gli furono offerti tutti i piaceri celesti e terreni, come pure la conoscenza di tutti i regni e dei loro godimenti, egli li gettò da parte e rimase fermo nel suo desiderio della sola Verità.