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Conclusione

Ventimila leghe sotto i mari · Jules Verne · tradotto da Claude Opus

Così termina il viaggio sotto i mari. Che cosa accadde durante quella notte, come la scialuppa sfuggì ai gorghi del Maelstrom, come Ned Land, Conseil e io uscimmo dall'abisso, non saprei dirlo.

Ma quando ripresi conoscenza, ero coricato nella capanna di un pescatore, nelle isole Lofoten. I miei due compagni, sani e salvi, erano accanto a me e mi stringevano le mani. Ci abbracciammo con effusione.

Nella calda capanna di legno di un pescatore alle isole Lofoten Aronnax si sveglia nel letto, Conseil e Ned Land gli siedono accanto sorridendo e il pescatore sta vicino al fuoco.

In quel momento non potevamo pensare di tornare in Francia. I mezzi di comunicazione fra il nord e il sud della Norvegia sono rari. Sono quindi costretto ad attendere il battello a vapore che parte una volta al mese da Capo Nord.

E così, in mezzo alla brava gente che ci ha accolti con tanta bontà, rivedo ancora una volta il racconto di queste avventure. Non un fatto è stato omesso, non un particolare esagerato. È la narrazione fedele di questa incredibile spedizione in un elemento inaccessibile all'uomo, ma al quale il Progresso aprirà un giorno la strada.

Sarò creduto? Non lo so. E, dopotutto, poco importa. Ciò che posso affermare ora è che ho il diritto di parlare di questi mari, sotto i quali, in meno di dieci mesi, ho percorso 20.000 leghe in quel giro del mondo sottomarino che mi ha rivelato tante meraviglie.

Ma che ne è stato del Nautilus? Ha resistito alle strette del Maelstrom? Il capitano Nemo vive ancora? E continua a perseguire sotto l'oceano le sue spaventose rappresaglie? Oppure si è fermato dopo quell'ultima ecatombe?

Le onde gli porteranno un giorno questo manoscritto che contiene la storia della sua vita? Saprò mai il nome di quest'uomo? La nave scomparsa ci rivelerà, con la sua nazionalità, quella del capitano Nemo?

Lo spero. E spero anche che il suo potente apparecchio abbia vinto il mare nel suo abisso più terribile, e che il Nautilus sia sopravvissuto là dove tante altre navi sono perite! Se così è, se il capitano Nemo abita ancora l'oceano, sua patria d'adozione, possa l'odio placarsi in quel cuore selvaggio! Possa la contemplazione di tante meraviglie spegnere per sempre in lui lo spirito di vendetta! Scompaia il giustiziere, e il filosofo prosegua la pacifica esplorazione dei mari! Se il suo destino è strano, è anche sublime. Non l'ho forse compreso io stesso? Non ho forse vissuto dieci mesi di quella vita fuori della natura? E alla domanda posta dall'Ecclesiaste tremila anni fa: «Ciò che è lontano e profondissimo, chi potrà scoprirlo?», due uomini soltanto, fra tutti i viventi, hanno il diritto di rispondere...

IL CAPITANO NEMO E IO.