Il Pavone, dicono, in principio non aveva le belle penne di cui ora tanto si vanta. Gliele concesse Giunone, di cui era il favorito, il giorno in cui la supplicò di dargli uno strascico di penne che lo distinguesse dagli altri uccelli. Allora, tutto agghindato, splendente di smeraldo, oro, porpora e azzurro, incedeva orgoglioso tra gli uccelli. Tutti lo guardavano con invidia. Persino il fagiano più bello vedeva che la sua bellezza era superata.
Poco dopo il Pavone vide un'Aquila librarsi alta nel cielo azzurro e sentì il desiderio di volare, come era abituato a fare. Sollevando le ali cercò di alzarsi da terra. Ma il peso del suo magnifico strascico lo teneva giù. Invece di volare in alto a salutare i primi raggi del sole del mattino o a bagnarsi nella luce rosata tra le nubi fluttuanti al tramonto, avrebbe dovuto camminare per terra più impacciato e oppresso di qualunque comune pollo da cortile.
Non sacrificare la tua libertà per amore della pompa e dell'apparenza.