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Che dimostra ancora una volta l'inutilità dei passaporti in materia di polizia

Il giro del mondo in ottanta giorni · Jules Verne · tradotto da Claude Opus

Il detective scese lungo la banchina e si diresse rapidamente all'ufficio del console, dove fu subito ammesso alla presenza del funzionario.

«Console,» disse senza preamboli «ho forti ragioni per credere che il mio uomo sia un passeggero del "Mongolia".» E raccontò ciò che era appena accaduto a proposito del passaporto.

«Ebbene, Mr. Fix,» rispose il console «non mi dispiacerà vedere la faccia di quel furfante; ma forse non verrà qui, se è davvero la persona che Lei suppone. Un ladro non ama lasciarsi dietro le tracce della propria fuga; e, del resto, non è obbligato a far vistare il passaporto.»

«Se è astuto quanto credo, console, verrà.»

«A far vistare il passaporto?»

«Sì. I passaporti servono soltanto a infastidire la gente onesta e a favorire la fuga dei furfanti. Le assicuro che è proprio quello che farà; ma spero che Lei non vorrà vistargli il passaporto.»

«E perché no? Se il passaporto è in regola, non ho il diritto di rifiutare.»

«Eppure devo trattenere qui quest'uomo finché non avrò ricevuto da Londra un mandato d'arresto.»

«Ah, questo riguarda Lei. Ma io non posso...»

Il console non finì la frase, perché in quel momento si udì bussare alla porta ed entrarono due stranieri, uno dei quali era il domestico che Fix aveva incontrato sulla banchina. L'altro, che era il suo padrone, porse il passaporto pregando il console di volergli fare il favore di vistarlo. Il console prese il documento e lo lesse con attenzione, mentre Fix, da un angolo della stanza, osservava, o meglio divorava con gli occhi, lo straniero.

«Lei è Mr. Phileas Fogg?» chiese il console, dopo aver letto il passaporto.

«Sì.»

«E quest'uomo è il suo domestico?»

«Sì: un francese di nome Passepartout.»

«Viene da Londra?»

«Sì.»

«E si reca...»

«A Bombay.»

«Benissimo, signore. Lei sa che il visto è inutile e che non è richiesto alcun passaporto?»

«Lo so, signore» rispose Phileas Fogg; «ma desidero provare, con il suo visto, che sono passato da Suez.»

«Benissimo, signore.»

Il console firmò e datò il passaporto, poi vi appose il suo timbro ufficiale. Mr. Fogg pagò i consueti diritti, salutò freddamente con un inchino e uscì, seguito dal suo domestico.

«Ebbene?» domandò il detective.

«Ebbene, ha l'aspetto e i modi di un perfetto galantuomo» rispose il console.

«Può darsi; ma non è questo il punto. Non trova, console, che questo flemmatico gentiluomo somigli, tratto per tratto, al ladro di cui ho ricevuto i connotati?»

«Lo ammetto; ma, sa, tutti i connotati...»

«Me ne accerterò» lo interruppe Fix. «Il domestico mi sembra meno misterioso del padrone; e poi è francese, e non saprà trattenersi dal parlare. Mi scusi per un momento, console.»

Fix uscì in cerca di Passepartout.

Intanto Mr. Fogg, lasciato il consolato, si recò alla banchina, diede alcuni ordini a Passepartout, raggiunse il «Mongolia» in barca e scese nella sua cabina. Prese il suo taccuino, che conteneva le seguenti annotazioni:

«Partito da Londra, mercoledì 2 ottobre, alle 8.45 di sera.

«Arrivato a Parigi, giovedì 3 ottobre, alle 7.20 del mattino.

«Partito da Parigi, giovedì, alle 8.40 del mattino.

«Arrivato a Torino per il Moncenisio, venerdì 4 ottobre, alle 6.35 del mattino.

«Partito da Torino, venerdì, alle 7.20 del mattino.

«Arrivato a Brindisi, sabato 5 ottobre, alle 4 del pomeriggio.

«Imbarcato sul "Mongolia", sabato, alle 5 del pomeriggio.

«Arrivato a Suez, mercoledì 9 ottobre, alle 11 del mattino.

«Totale delle ore impiegate: 158 e mezzo; ossia, in giorni, sei giorni e mezzo.»

Queste date erano registrate in un itinerario diviso in colonne, che indicava il mese, il giorno del mese e il giorno della settimana degli arrivi previsti ed effettivi in ciascuna località principale, Parigi, Brindisi, Suez, Bombay, Calcutta, Singapore, Hong Kong, Yokohama, San Francisco, New York e Londra, dal 2 ottobre al 21 dicembre; e lasciava uno spazio per annotare il guadagno ottenuto o la perdita subita all'arrivo in ogni luogo. Questo metodico registro conteneva così il conto di tutto ciò che occorreva, e Mr. Fogg sapeva sempre se era in ritardo o in anticipo sul suo orario. Quel venerdì 9 ottobre annotò il suo arrivo a Suez, e constatò che fino a quel momento non aveva né guadagnato né perduto. Si sedette tranquillamente a fare colazione nella sua cabina, senza pensare neppure un momento a visitare la città, essendo uno di quegli inglesi che hanno l'abitudine di vedere i paesi stranieri attraverso gli occhi dei loro domestici.