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La quadriglia delle Aragoste

Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie · Lewis Carroll · translated by AI translation (unreviewed)

La Falsa Tartaruga sospirò profondamente e si passò il dorso di una pinna sugli occhi. Guardò Alice e cercò di parlare, ma per un minuto o due i singhiozzi le soffocarono la voce. «Proprio come se avesse un osso in gola», disse il Grifone: e si mise all'opera a scuoterla e a batterle sulla schiena. Alla fine la Falsa Tartaruga ritrovò la voce e, con le lacrime che le scendevano sulle guance, riprese:

«Forse non hai vissuto molto sotto il mare...» («No», disse Alice) «...e forse non ti hanno mai nemmeno presentata a un'aragosta...» (Alice cominciò a dire «Una volta ho assaggiato...» ma si trattenne in fretta e disse «No, mai») «...quindi non puoi avere idea di che cosa deliziosa sia una Quadriglia delle Aragoste!»

«No davvero», disse Alice. «Che genere di ballo è?»

«Ebbene», disse il Grifone, «prima ci si dispone in fila lungo la riva del mare...»

«Due file!», esclamò la Falsa Tartaruga. «Foche, tartarughe, salmoni e così via; poi, quando si sono tolte di mezzo tutte le meduse...»

«Il che di solito richiede un po' di tempo», interruppe il Grifone.

«...si avanza due volte...»

«Ciascuno con un'aragosta per compagna!», esclamò il Grifone.

«Naturalmente», disse la Falsa Tartaruga: «si avanza due volte, si saluta il proprio compagno...»

«...si cambia aragosta e si arretra nello stesso ordine», continuò il Grifone.

«Poi, sai», proseguì la Falsa Tartaruga, «si lanciano le...»

«Le aragoste!», gridò il Grifone, con un balzo in aria.

«...più lontano che si può in mare...»

«Si nuota dietro a loro!», strillò il Grifone.

«Si fa una capriola in mare!», esclamò la Falsa Tartaruga, saltellando all'impazzata.

«Si cambia aragosta di nuovo!», urlò il Grifone a squarciagola.

«Poi di nuovo a terra, e questa è tutta la prima figura», disse la Falsa Tartaruga, abbassando all'improvviso la voce; e le due creature, che per tutto quel tempo erano saltate in giro come pazze, si risedettero tristissime e tranquille e guardarono Alice.

«Dev'essere un ballo bellissimo», disse Alice timidamente.

«Ti piacerebbe vederne un poco?», disse la Falsa Tartaruga.

«Moltissimo», disse Alice.

«Su, proviamo la prima figura!», disse la Falsa Tartaruga al Grifone. «Possiamo fare senza aragoste, sai. Chi canta?»

«Oh, canta tu», disse il Grifone. «Io ho dimenticato le parole.»

Così cominciarono a danzare solennemente in tondo intorno ad Alice, pestandole ogni tanto i piedi quando passavano troppo vicino, e agitando le zampe anteriori per segnare il tempo, mentre la Falsa Tartaruga cantava questo, lentissimamente e tristemente:

«“Non vuoi camminare un po' più in fretta?”, disse un merlano a una lumaca. “C'è una focena proprio dietro di noi, e mi sta pestando la coda. Guarda con che ardore avanzano tutte le aragoste e le tartarughe! Aspettano sulla ghiaia: vuoi venire a unirti alla danza? Vuoi, non vuoi, vuoi, non vuoi, vuoi unirti alla danza? Vuoi, non vuoi, vuoi, non vuoi, non vuoi unirti alla danza?

“Non puoi davvero immaginare che delizia sarà quando ci prenderanno e ci lanceranno, insieme alle aragoste, in mare!” Ma la lumaca rispose: “Troppo lontano, troppo lontano!” e diede un'occhiata di traverso: disse che ringraziava gentilmente il merlano, ma che non si sarebbe unita alla danza. Non voleva, non poteva, non voleva, non poteva, non voleva unirsi alla danza. Non voleva, non poteva, non voleva, non poteva, non poteva unirsi alla danza.

“Che importa quanto lontano andiamo?”, rispose il suo amico squamoso. “C'è un'altra riva, sai, dall'altra parte. Più ci si allontana dall'Inghilterra, più ci si avvicina alla Francia: e allora non impallidire, lumaca adorata, ma vieni a unirti alla danza. Vuoi, non vuoi, vuoi, non vuoi, vuoi unirti alla danza? Vuoi, non vuoi, vuoi, non vuoi, non vuoi unirti alla danza?”»

«Grazie, è un ballo molto interessante da guardare», disse Alice, felicissima che fosse finalmente finito: «e mi piace tanto quella curiosa canzone del merlano!»

«Oh, quanto ai merlani», disse la Falsa Tartaruga, «loro... li hai visti, naturalmente?»

«Sì», disse Alice, «li ho visti spesso a pra...» e si trattenne in fretta.

«Non so dove possa essere Pra», disse la Falsa Tartaruga, «ma se li hai visti così spesso, naturalmente sai come sono fatti.»

«Credo di sì», rispose Alice pensierosa. «Hanno la coda in bocca... e sono tutti coperti di briciole.»

«Ti sbagli sulle briciole», disse la Falsa Tartaruga: «le briciole si laverebbero via tutte in mare. Ma hanno davvero la coda in bocca; e la ragione è...» qui la Falsa Tartaruga sbadigliò e chiuse gli occhi. «Raccontale tu la ragione e tutto il resto», disse al Grifone.

«La ragione è», disse il Grifone, «che vollero andare alla danza con le aragoste. Così furono lanciati in mare. Così dovettero cadere per un lungo tratto. Così si ficcarono la coda in bocca. Così non riuscirono più a tirarla fuori. Ecco tutto.»

«Grazie», disse Alice, «è molto interessante. Non avevo mai saputo tante cose su un merlano.»

«Posso dirti anche di più, se vuoi», disse il Grifone. «Sai perché si chiama merlano?»

«Non ci ho mai pensato», disse Alice. «Perché?»

«Perché lustra gli stivali e le scarpe», rispose il Grifone con gran solennità.

Alice era completamente confusa. «Lustra gli stivali e le scarpe!», ripeté in tono meravigliato.

«Be', con che cosa si lustrano le tue scarpe?», disse il Grifone. «Voglio dire, che cosa le rende così lucide?»

Alice le guardò e rifletté un poco prima di dare la risposta. «Si lustrano col lucido, credo.»

«Sotto il mare», proseguì il Grifone con voce profonda, «gli stivali e le scarpe si lustrano col merlano. Ora lo sai.»

«E di che cosa sono fatte?», chiese Alice in tono di gran curiosità.

«Di sogliole e anguille, naturalmente», rispose il Grifone piuttosto spazientito: «te l'avrebbe potuto dire qualsiasi gamberetto.»

«Se fossi stata il merlano», disse Alice, i cui pensieri correvano ancora alla canzone, «avrei detto alla focena: “Sta' indietro, per favore: non ti vogliamo con noi!”»

«Erano obbligati ad averla con loro», disse la Falsa Tartaruga: «nessun pesce assennato andrebbe da nessuna parte senza una focena.»

«Davvero non ci andrebbe?», disse Alice in tono di gran sorpresa.

«Certo che no», disse la Falsa Tartaruga: «se un pesce venisse da me e mi dicesse che parte per un viaggio, io gli direi: “Per quale focena?”»

«Non volete dire “faccenda”?», disse Alice.

«Dico quello che intendo», rispose la Falsa Tartaruga in tono offeso. E il Grifone aggiunse: «Su, sentiamo un po' delle tue avventure.»

«Potrei raccontarvi le mie avventure... a cominciare da questa mattina», disse Alice un po' timidamente: «ma non serve tornare a ieri, perché allora ero una persona diversa.»

«Spiega tutto questo», disse la Falsa Tartaruga.

«No, no! Prima le avventure», disse il Grifone in tono impaziente: «le spiegazioni portano via un tempo spaventoso.»

Così Alice cominciò a raccontare loro le sue avventure dal momento in cui aveva visto per la prima volta il Coniglio Bianco. Dapprima si sentì un po' nervosa, tanto le due creature le si accostarono, una da ciascun lato, e spalancarono occhi e bocche, ma prese coraggio andando avanti. I suoi ascoltatori rimasero perfettamente zitti finché non arrivò alla parte in cui recitava «Sei vecchio, Padron Guglielmo» al Bruco, e le parole venivano tutte diverse, e allora la Falsa Tartaruga trasse un lungo respiro e disse: «Questo è molto curioso.»

«È tutto curioso al massimo grado», disse il Grifone.

«Venivano tutte diverse!», ripeté pensierosa la Falsa Tartaruga. «Mi piacerebbe sentirla provare a recitare qualcosa adesso. Dille di cominciare.» Guardò il Grifone come se pensasse che avesse una qualche autorità su Alice.

«Alzati e recita “È la voce del pigro”», disse il Grifone.

«Come danno ordini queste creature, e come fanno recitare le lezioni!», pensò Alice; «tanto valeva essere a scuola.» Comunque si alzò e cominciò a recitarla, ma aveva la testa così piena della Quadriglia delle Aragoste che non sapeva quasi che cosa stesse dicendo, e le parole vennero fuori davvero stranissime:

«“È la voce dell'Aragosta; l'ho sentita dichiarare: ‘Mi avete cotta troppo bruna, devo zuccherarmi i capelli.’ Come un'anatra con le palpebre, così lei con il naso si aggiusta la cintura e i bottoni, e volge in fuori le punte dei piedi.”

[le edizioni successive continuavano così: Quando le sabbie sono tutte asciutte, è allegra come un'allodola, e parla in tono sprezzante del Pescecane; ma, quando la marea si alza e i pescecani sono nei dintorni, la sua voce ha un suono timido e tremolante.]

«Questo è diverso da come lo dicevo io quando ero piccolo», disse il Grifone.

«Beh, io non l'avevo mai sentito prima», disse la Falsa Tartaruga; «ma suona come un'insolita sciocchezza.»

Alice non disse nulla; si era seduta con il viso tra le mani, chiedendosi se qualcosa sarebbe mai più accaduto in modo naturale.

«Mi piacerebbe che me lo spiegassero», disse la Falsa Tartaruga.

«Non sa spiegarlo», disse il Grifone in fretta. «Vai avanti con la strofa successiva.»

«Ma le punte dei piedi?», insistette la Falsa Tartaruga. «Come poteva volgerle in fuori con il naso, dico io?»

«È la prima posizione nella danza», disse Alice; ma era terribilmente confusa da tutta la cosa e non desiderava altro che cambiare argomento.

«Vai avanti con la strofa successiva», ripeté il Grifone con impazienza: «comincia con “Passai accanto al suo giardino”.»

Alice non osò disobbedire, pur essendo certa che sarebbe venuto tutto sbagliato, e proseguì con voce tremante:

«“Passai accanto al suo giardino e notai, con un occhio, come il Gufo e la Pantera si dividessero un pasticcio...”»

[le edizioni successive continuavano così: La Pantera prese la crosta, e il sugo, e la carne, mentre il Gufo ebbe il piatto come sua parte del banchetto. Quando il pasticcio fu tutto finito, al Gufo, per grazia, fu gentilmente concesso di intascare il cucchiaio: mentre la Pantera ricevette coltello e forchetta con un ringhio, e concluse il banchetto...]

«A che serve recitare tutta quella roba», interruppe la Falsa Tartaruga, «se non la spieghi man mano che vai avanti? È di gran lunga la cosa più confusa che abbia mai sentito!»

«Sì, credo che faresti meglio a smettere», disse il Grifone: e Alice non fu che troppo contenta di farlo.

«Proviamo un'altra figura della Quadriglia delle Aragoste?», proseguì il Grifone. «O ti piacerebbe che la Falsa Tartaruga ti cantasse una canzone?»

«Oh, una canzone, per favore, se la Falsa Tartaruga vuole essere così gentile», rispose Alice con tanto entusiasmo che il Grifone disse, in tono piuttosto offeso: «Hm! Ognuno ha i suoi gusti! Cantale “Zuppa di Tartaruga”, vuoi, vecchia mia?»

La Falsa Tartaruga sospirò profondamente e cominciò, con voce a tratti soffocata dai singhiozzi, a cantare questo:

«Bella Zuppa, così densa e verde, che aspetti in una zuppiera fumante! Chi non si chinerebbe per simili delizie? Zuppa della sera, bella Zuppa! Zuppa della sera, bella Zuppa! Be—ella Zu—uppa! Be—ella Zu—uppa! Zu—uppa della se—e—era, bella, bella Zuppa!

«Bella Zuppa! A chi importa del pesce, della cacciagione o di qualunque altro piatto? Chi non darebbe tutto il resto per due soldi soltanto di bella Zuppa? Due soldi soltanto di bella Zuppa? Be—ella Zu—uppa! Be—ella Zu—uppa! Zu—uppa della se—e—era, bella, BEL—LA ZUPPA!»

«Il coro un'altra volta!», esclamò il Grifone, e la Falsa Tartaruga aveva appena cominciato a ripeterlo quando si udì in lontananza un grido: «Il processo sta cominciando!»

«Andiamo!», esclamò il Grifone e, prendendo Alice per mano, corse via senza aspettare la fine della canzone.

«Che processo è?», ansimò Alice mentre correva; ma il Grifone rispose soltanto «Andiamo!» e corse più veloce, mentre sempre più deboli giungevano, portate dalla brezza che li seguiva, le parole malinconiche:

«Zu—uppa della se—e—era, bella, bella Zuppa!»