IL Fantasma si avvicinò lentamente, gravemente, silenziosamente. Quando gli fu vicino, Scrooge si piegò sulle ginocchia; perché nell'aria stessa attraverso cui quello Spirito si muoveva pareva che esso spargesse tenebra e mistero.
Era avvolto in una veste nera e profonda, che ne celava il capo, il viso, la figura, e non ne lasciava visibile nulla se non una mano tesa. Se non fosse stato per questa, sarebbe stato difficile staccarne la figura dalla notte e separarla dall'oscurità che la circondava.
Sentì che era alto e maestoso quando gli venne accanto, e che la sua misteriosa presenza lo riempiva di un solenne terrore. Altro non seppe, perché lo Spirito non parlava né si muoveva.
«Sono alla presenza del Fantasma del Natale che deve ancora venire?» disse Scrooge.
Lo Spirito non rispose, ma indicò avanti con la mano.
«Stai per mostrarmi ombre delle cose che non sono accadute, ma accadranno nel tempo che ci sta davanti», proseguì Scrooge. «È così, Spirito?»
La parte superiore della veste si contrasse per un istante nelle sue pieghe, come se lo Spirito avesse chinato il capo. Fu l'unica risposta che ricevette.
Benché ormai ben avvezzo alla compagnia dei fantasmi, Scrooge temeva tanto quella forma silenziosa che le gambe gli tremavano sotto, e trovò che a stento riusciva a reggersi quando si preparò a seguirla. Lo Spirito si fermò un momento, come osservando la sua condizione e dandogli il tempo di riprendersi.
Ma per Scrooge fu anche peggio. Lo faceva rabbrividire di un vago e incerto orrore sapere che dietro quel sudario tenebroso c'erano occhi spettrali fissi intensamente su di lui, mentre lui, per quanto sforzasse i propri al massimo, non vedeva nulla se non una mano spettrale e un grande cumulo di nero.
«Fantasma del Futuro!» esclamò, «ti temo più di qualsiasi spettro abbia visto. Ma poiché so che il tuo scopo è farmi del bene, e poiché spero di vivere per essere un uomo diverso da quello che ero, sono pronto a tenerti compagnia, e a farlo con cuore grato. Non vuoi parlarmi?»
Non gli diede risposta. La mano era puntata dritto davanti a loro.
«Fa' strada!» disse Scrooge. «Fa' strada! La notte declina in fretta, ed è tempo prezioso per me, lo so. Fa' strada, Spirito!»
Il Fantasma si allontanò come era venuto verso di lui. Scrooge lo seguì nell'ombra della sua veste, che lo sosteneva, gli parve, e lo portava avanti.
Non parve quasi che entrassero nella città; perché la città sembrò piuttosto sorgere intorno a loro e circondarli di propria iniziativa. Ma eccoli là, nel suo cuore, in Borsa, fra i mercanti, che andavano su e giù in fretta, facevano tintinnare il denaro nelle tasche, conversavano a gruppi, guardavano gli orologi e giocherellavano pensosi coi loro grossi sigilli d'oro, e via dicendo, come Scrooge li aveva visti spesso.
Lo Spirito si fermò accanto a un capannello di uomini d'affari. Osservando che la mano era puntata verso di loro, Scrooge si avvicinò per ascoltarne i discorsi.
«No», disse un grosso uomo grasso con un mento mostruoso, «non ne so molto, né in un senso né nell'altro. So soltanto che è morto.»
«Quando è morto?» chiese un altro.
«Ieri notte, credo.»
«Ma che cos'aveva?» chiese un terzo, prendendo una gran quantità di tabacco da fiuto da una tabacchiera assai grande. «Credevo che non sarebbe morto mai.»
«Lo sa Iddio», disse il primo con uno sbadiglio.
«Che ne ha fatto dei suoi soldi?» chiese un signore dal viso rosso con un'escrescenza penzolante sulla punta del naso, che tremolava come i bargigli di un tacchino.
«Non l'ho sentito dire», disse l'uomo dal gran mento, sbadigliando di nuovo. «Li avrà lasciati alla sua società, forse. A me non li ha lasciati. È tutto quello che so.»
Questa arguzia fu accolta da una risata generale.
«Sarà probabilmente un funerale a buon mercato», disse lo stesso interlocutore; «perché, sulla mia vita, non conosco nessuno che ci vada. E se facessimo una comitiva e ci offrissimo volontari?»
«Non mi dispiace andarci se c'è un pranzo», osservò il signore con l'escrescenza sul naso. «Ma devo essere nutrito, se sono dei vostri.»
Un'altra risata.
«Be', dopotutto io sono il più disinteressato fra voi», disse il primo, «perché non porto mai guanti neri e non pranzo mai. Ma mi offro di andarci, se ci va qualcun altro. A pensarci bene, non sono affatto sicuro di non essere stato il suo amico più intimo; perché ci fermavamo a scambiare due parole ogni volta che ci incontravamo. Arrivederci!»
Chi parlava e chi ascoltava si allontanarono e si mescolarono ad altri gruppi. Scrooge conosceva quegli uomini e guardò verso lo Spirito in cerca di una spiegazione.
Il Fantasma scivolò via in una strada. Il suo dito indicava due persone che si incontravano. Scrooge ascoltò di nuovo, pensando che la spiegazione potesse essere lì.
Conosceva perfettamente anche questi uomini. Erano uomini d'affari: ricchissimi e di grande importanza. Si era sempre curato di stare bene nella loro stima: dal punto di vista degli affari, s'intende; strettamente dal punto di vista degli affari.
«Come state?» disse uno.
«Come state?» rispose l'altro.
«Ebbene!» disse il primo. «Il vecchio Diavolo si è preso il suo, alla fine, eh?»
«Così mi dicono», rispose il secondo. «Fa freddo, vero?»
«Stagione adatta al Natale. Non siete un pattinatore, suppongo?»
«No. No. Ho altro a cui pensare. Buongiorno!»
Non un'altra parola. Quello fu il loro incontro, la loro conversazione e il loro congedo.
Dapprima Scrooge fu incline a stupirsi che lo Spirito attribuisse importanza a conversazioni apparentemente così banali; ma sentendosi certo che dovessero avere qualche scopo nascosto, si mise a considerare quale potesse essere. Si poteva a stento supporre che avessero attinenza con la morte di Jacob, il suo vecchio socio, perché quello era Passato, e il dominio di questo Fantasma era il Futuro. Né gli veniva in mente alcuno immediatamente legato a lui al quale potesse applicarle. Ma, non dubitando affatto che, a chiunque si applicassero, contenessero qualche morale latente per il suo miglioramento, decise di far tesoro di ogni parola che udiva e di ogni cosa che vedeva; e soprattutto di osservare l'ombra di se stesso quando fosse apparsa. Perché nutriva l'aspettativa che la condotta del suo io futuro gli avrebbe dato la chiave che gli mancava e reso facile la soluzione di quegli enigmi.
Cercò in quello stesso luogo la propria immagine; ma un altro uomo stava nel suo solito angolo e, benché l'orologio segnasse la sua ora abituale per essere là, non vide alcuna sembianza di sé fra le moltitudini che si riversavano dentro dal Portico. Ciò però lo stupì poco; perché aveva rimuginato in mente un cambiamento di vita, e pensò e sperò di vedere in questo attuate le sue risoluzioni appena nate.
Silenzioso e oscuro, accanto a lui stava il Fantasma con la sua mano tesa. Quando si scosse dalla sua pensosa ricerca, gli parve, dalla piega della mano e dalla sua posizione rispetto a lui, che gli Occhi Invisibili lo guardassero acutamente. Ciò lo fece rabbrividire e sentire molto freddo.
Lasciarono la scena affaccendata e andarono in una parte oscura della città, dove Scrooge non era mai penetrato prima, benché ne riconoscesse la posizione e la cattiva fama. Le vie erano sudicie e strette; le botteghe e le case misere; la gente seminuda, ubriaca, sciatta, brutta. Vicoli e archi, come altrettanti pozzi neri, riversavano i loro affronti di puzzo, di sporcizia e di vita sulle strade sconnesse; e tutto il quartiere puzzava di delitto, di lordura e di miseria.
In fondo a quel covo di infame ritrovo c'era una bottega bassa e sporgente, sotto una tettoia, dove si compravano ferro, stracci vecchi, bottiglie, ossa e frattaglie unte. Sul pavimento all'interno erano ammucchiati cumuli di chiavi arrugginite, chiodi, catene, cardini, lime, bilance, pesi e ferro di scarto di ogni genere. Segreti che a pochi piacerebbe scrutare erano covati e nascosti in montagne di stracci indecenti, masse di grasso corrotto e sepolcri di ossa. Seduto in mezzo alle merci di cui faceva commercio, presso una stufa a carbone fatta di mattoni vecchi, c'era un mascalzone dai capelli grigi, di quasi settant'anni, che si era riparato dall'aria fredda di fuori con una tenda sudicia di cenci vari appesa a una corda; e fumava la pipa in tutto il lusso di un placido ritiro.
Scrooge e il Fantasma giunsero alla presenza di quest'uomo proprio mentre una donna con un pesante fagotto sgusciava nella bottega. Ma era appena entrata quando entrò anche un'altra donna, carica allo stesso modo; e questa fu seguita da presso da un uomo in nero sbiadito, il quale non fu meno sorpreso alla loro vista di quanto lo fossero state loro nel riconoscersi. Dopo un breve periodo di sbigottito stupore, al quale si era unito anche il vecchio con la pipa, tutti e tre scoppiarono a ridere.
«E ci voleva proprio la donna delle pulizie per essere la prima!» esclamò quella che era entrata per prima. «E ci voleva la lavandaia per essere la seconda; e l'uomo dell'impresario per essere il terzo. Guarda un po', vecchio Joe, che combinazione! Ci siamo trovati tutti e tre qui senza volerlo!»
«Non potevate incontrarvi in un posto migliore», disse il vecchio Joe togliendosi la pipa di bocca. «Venite nel salotto. Tu ci hai libero accesso da un pezzo, lo sai; e gli altri due non sono estranei. Aspettate che chiuda la porta della bottega. Ah! Come stride! Non c'è in questo posto un pezzo di metallo più arrugginito dei suoi stessi cardini, credo; e di certo qui non ci sono ossa vecchie come le mie. Ah, ah! Siamo tutti adatti al nostro mestiere, siamo bene assortiti. Venite nel salotto. Venite nel salotto.»
Il salotto era lo spazio dietro il paravento di stracci. Il vecchio raccolse il fuoco con una vecchia bacchetta da scale e, avendo smoccolato la sua lampada fumosa (perché era notte) col cannello della pipa, se la rimise in bocca.
Mentre faceva questo, la donna che aveva già parlato gettò il suo fagotto sul pavimento e si sedette con aria sfrontata su uno sgabello, incrociando i gomiti sulle ginocchia e guardando con audace sfida le altre due persone.
«E che importa! Che importa, signora Dilber?» disse la donna. «Ognuno ha diritto di badare a se stesso. Lui l'ha sempre fatto.»
«Questo è vero, davvero!» disse la lavandaia. «Nessuno più di lui.»
«E allora non stare lì a guardare come se avessi paura, donna; chi vuoi che lo sappia? Non staremo mica a cercare i buchi nelle giacche l'una dell'altra, suppongo?»
«No davvero!» dissero insieme la signora Dilber e l'uomo. «Speriamo di no.»
«Benissimo, allora!» esclamò la donna. «Basta così. Chi ci rimette per la perdita di qualche cosetta come queste? Non un morto, suppongo.»
«No davvero», disse la signora Dilber ridendo.
«Se voleva tenerseli dopo morto, vecchio spilorcio malvagio», proseguì la donna, «perché non è stato normale in vita sua? Se lo fosse stato, avrebbe avuto qualcuno che si prendesse cura di lui quando la Morte l'ha colpito, invece di starsene là a rantolare l'ultimo respiro, solo soletto.»
«È la parola più vera che sia mai stata detta», disse la signora Dilber. «È un castigo per lui.»
«Vorrei che fosse un castigo un po' più pesante», rispose la donna; «e lo sarebbe stato, potete contarci, se avessi potuto mettere le mani su qualcos'altro. Apri quel fagotto, vecchio Joe, e fammi sapere quanto vale. Parla chiaro. Non ho paura di essere la prima, né ho paura che loro lo vedano. Sappiamo abbastanza bene che ci stavamo servendo da soli prima di incontrarci qui, credo. Non è peccato. Apri il fagotto, Joe.»
Ma la galanteria dei suoi compagni non lo permise; e l'uomo in nero sbiadito, salendo per primo sulla breccia, tirò fuori il suo bottino. Non era gran cosa. Un sigillo o due, un portamine, un paio di bottoni da polsino e una spilla di poco valore: tutto qui. Furono esaminati e valutati uno a uno dal vecchio Joe, che segnava col gesso sul muro le somme che era disposto a dare per ciascuno, e le sommò in un totale quando vide che non c'era altro da venire.
«Ecco il tuo conto», disse Joe, «e non darei un altro sei pence nemmeno se dovessi essere bollito per non averlo fatto. Chi è il prossimo?»
Venne poi la signora Dilber. Lenzuola e asciugamani, qualche capo di vestiario, due cucchiaini d'argento fuori moda, una pinza da zucchero e qualche paio di stivali. Il suo conto fu segnato sul muro allo stesso modo.
«Do sempre troppo alle signore. È una mia debolezza, ed è così che mi rovino», disse il vecchio Joe. «Ecco il tuo conto. Se mi chiedessi un altro penny e ne facessi una questione aperta, mi pentirei di essere stato così generoso e taglierei mezza corona.»
«E adesso sciogli il mio fagotto, Joe», disse la prima donna.
Joe si mise in ginocchio per maggior comodità di aprirlo e, sciolti moltissimi nodi, tirò fuori un grande e pesante rotolo di una qualche stoffa scura.
«Come chiami questa roba?» disse Joe. «Cortine da letto!»
«Ah!» rispose la donna, ridendo e sporgendosi in avanti sulle braccia incrociate. «Cortine da letto!»
«Non vorrai dirmi che le hai staccate, anelli e tutto, con lui che era là disteso?» disse Joe.
«Sì che te lo dico», rispose la donna. «Perché no?»
«Sei nata per far fortuna», disse Joe, «e certamente la farai».
«Di certo non tratterrò la mano, quando allungandola posso metterci dentro qualcosa, per riguardo a un uomo come Lui era, te lo prometto, Joe», rispose la donna freddamente. «E non far cadere quell'olio sulle coperte, adesso.»
«Le sue coperte?» chiese Joe.
«E di chi altri, secondo te?» rispose la donna. «Non è probabile che prenda freddo senza, direi.»
«Spero che non sia morto di qualcosa di contagioso. Eh?» disse il vecchio Joe, fermandosi nel suo lavoro e alzando gli occhi.
«Non aver paura di questo», rispose la donna. «Non sono così affezionata alla sua compagnia da attardarmi intorno a lui per simili cose, se fosse stato così. Ah! puoi guardare quella camicia finché ti dolgono gli occhi; ma non ci troverai un buco, né un punto liso. È la migliore che avesse, e anche bella. L'avrebbero sprecata, se non fosse stato per me.»
«Che cosa chiami sprecarla?» chiese il vecchio Joe.
«Mettergliela addosso per seppellirlo, si capisce», rispose la donna con una risata. «Qualcuno è stato tanto sciocco da farlo, ma io gliel'ho tolta di nuovo. Se il calicò non è abbastanza buono per un simile scopo, non è abbastanza buono per niente. Sta altrettanto bene al corpo. Non può sembrare più brutto di come sembrava con quella.»
Scrooge ascoltò questo dialogo con orrore. Mentre stavano seduti raggruppati intorno al loro bottino, nella scarsa luce della lampada del vecchio, li guardò con una detestazione e un disgusto che a stento avrebbero potuto essere maggiori se fossero stati demoni osceni a contrattare il cadavere stesso.
«Ah, ah!» rise la stessa donna, quando il vecchio Joe, tirando fuori un sacchetto di flanella con dentro del denaro, contò a terra i rispettivi guadagni. «Ecco com'è finita, vedete! Ha spaventato tutti allontanandoli da sé quand'era vivo, per farci guadagnare da morto! Ah, ah, ah!»
«Spirito!» disse Scrooge, rabbrividendo da capo a piedi. «Vedo, vedo. Il caso di quest'uomo infelice potrebbe essere il mio. La mia vita va da quella parte, adesso. Cielo misericordioso, che cos'è questo!»
Indietreggiò atterrito, perché la scena era cambiata, e ora egli quasi toccava un letto: un letto nudo, senza cortine, sul quale, sotto un lenzuolo lacero, giaceva qualcosa di coperto che, benché muto, si annunciava in un linguaggio terribile.
La stanza era buia, troppo buia per essere osservata con precisione, benché Scrooge vi gettasse uno sguardo intorno obbedendo a un impulso segreto, ansioso di sapere che genere di stanza fosse. Una pallida luce, levandosi nell'aria esterna, cadeva dritta sul letto; e su di esso, depredato e spogliato, non vegliato, non pianto, non curato, giaceva il corpo di quell'uomo.
Scrooge lanciò un'occhiata verso il Fantasma. La sua mano ferma era puntata verso il capo. Il lenzuolo era sistemato così alla svelta che il minimo sollevarlo, il moto di un dito da parte di Scrooge, avrebbe scoperto il volto. Ci pensò, sentì quanto sarebbe stato facile farlo e desiderò ardentemente farlo; ma non aveva più potere di ritrarre quel velo di quanto ne avesse di congedare lo spettro al suo fianco.
Oh fredda, fredda, rigida, terribile Morte, erigi qui il tuo altare e adornalo di quanti terrori hai al tuo comando: perché questo è il tuo dominio! Ma del capo amato, riverito e onorato tu non puoi volgere un solo capello ai tuoi tremendi fini, né rendere odioso un solo lineamento. Non è che la mano sia pesante e ricada quando la si lascia; non è che il cuore e il polso siano fermi; ma che quella mano ERA aperta, generosa e leale; il cuore coraggioso, caldo e tenero; e il polso quello di un uomo. Colpisci, Ombra, colpisci! E guarda le sue buone opere sgorgare dalla ferita, per seminare il mondo di vita immortale!
Nessuna voce pronunciò queste parole agli orecchi di Scrooge, eppure egli le udì mentre guardava il letto. Pensò: se quest'uomo potesse essere risuscitato adesso, quali sarebbero i suoi primi pensieri? Avarizia, durezza negli affari, affanni rapaci? L'hanno condotto davvero a una ricca fine!
Giaceva nella casa buia e vuota, senza un uomo, una donna o un bambino che dicesse: fu buono con me in questo o in quello, e per la memoria di una parola gentile sarò buono con lui. Un gatto graffiava alla porta, e sotto la pietra del focolare si sentiva un rodere di topi. Che cosa volessero nella stanza della morte, e perché fossero così inquieti e agitati, Scrooge non osò pensarlo.
«Spirito!» disse, «questo è un luogo spaventoso. Lasciandolo, non lascerò la sua lezione, credimi. Andiamo!»
Il Fantasma continuava a indicare il capo con dito immobile.
«Ti capisco», rispose Scrooge, «e lo farei, se potessi. Ma non ne ho la forza, Spirito. Non ne ho la forza.»
Di nuovo parve guardarlo.
«Se c'è in città una persona che prova un'emozione causata dalla morte di quest'uomo», disse Scrooge angosciato, «mostrami quella persona, Spirito, te ne scongiuro!»
Il Fantasma stese per un momento davanti a lui la sua veste scura, come un'ala; e ritirandola rivelò una stanza in piena luce, dove c'erano una madre e i suoi figli.
Aspettava qualcuno, e con ansiosa impazienza; perché camminava su e giù per la stanza, trasaliva a ogni rumore, guardava dalla finestra, sbirciava l'orologio, cercava invano di lavorare con l'ago e a stento sopportava le voci dei bambini che giocavano.
Finalmente si udì il bussare tanto atteso. Corse alla porta e incontrò suo marito: un uomo dal viso segnato dagli affanni e depresso, benché fosse giovane. Ora vi era su quel viso un'espressione notevole; una specie di seria gioia della quale si vergognava e che si sforzava di reprimere.
Si sedette al pranzo che gli era stato tenuto in caldo presso il fuoco; e quando lei gli chiese debolmente che notizie ci fossero (il che non avvenne se non dopo un lungo silenzio), egli parve imbarazzato su come rispondere.
«Sono buone», disse lei, «o cattive?» — per aiutarlo.
«Cattive», rispose lui.
«Siamo del tutto rovinati?»
«No. C'è ancora speranza, Caroline.»
«Se si intenerisce», disse lei stupita, «c'è! Nulla è senza speranza, se è accaduto un simile miracolo.»
«Non può più intenerirsi», disse il marito. «È morto.»
Era una creatura mite e paziente, se il suo viso diceva il vero; ma nell'anima fu grata di udirlo, e lo disse, con le mani giunte. Un istante dopo chiese perdono e se ne dolse; ma la prima fu l'emozione del suo cuore.
«Ciò che quella donna mezzo ubriaca di cui ti parlai ieri sera mi disse quando cercai di vederlo e di ottenere una settimana di dilazione, e che io credetti una semplice scusa per evitarmi, si è rivelato del tutto vero. Allora non era soltanto molto malato: stava morendo.»
«A chi passerà il nostro debito?»
«Non lo so. Ma prima di allora avremo pronto il denaro; e anche se non l'avessimo, sarebbe davvero una gran sfortuna trovare nel suo successore un creditore così spietato. Stanotte possiamo dormire col cuore leggero, Caroline!»
Sì. Per quanto cercassero di attenuarlo, i loro cuori erano più leggeri. I visi dei bambini, zitti e stretti intorno per udire ciò che così poco capivano, erano più luminosi; ed era una casa più felice per la morte di quell'uomo! L'unica emozione che il Fantasma poté mostrargli, causata da quell'evento, fu di piacere.
«Fammi vedere qualche tenerezza legata a una morte», disse Scrooge; «altrimenti quella camera buia, Spirito, che abbiamo appena lasciato mi resterà per sempre davanti».
Il Fantasma lo condusse per varie strade familiari ai suoi piedi; e mentre andavano, Scrooge guardò qua e là per trovare se stesso, ma non lo si vedeva da nessuna parte. Entrarono nella casa del povero Bob Cratchit, la dimora che aveva già visitato, e trovarono la madre e i figli seduti intorno al fuoco.
Silenziosi. Silenziosissimi. I chiassosi piccoli Cratchit stavano fermi come statue in un angolo e guardavano in su verso Peter, che aveva un libro davanti. La madre e le figlie erano intente a cucire. Ma davvero erano silenziosissimi!
«“Ed Egli prese un fanciullo e lo pose in mezzo a loro.”»
Dove aveva udito Scrooge quelle parole? Non le aveva sognate. Il ragazzo doveva averle lette ad alta voce mentre lui e lo Spirito varcavano la soglia. Perché non proseguiva?
La madre posò il lavoro sul tavolo e si portò la mano al viso.
«Il colore mi fa male agli occhi», disse.
Il colore? Ah, povero piccolo Tim!
«Adesso vanno meglio», disse la moglie di Cratchit. «Il lume di candela me li indebolisce; e non mostrerei per nulla al mondo occhi stanchi a vostro padre quando torna a casa. Dev'essere quasi la sua ora.»
«Anzi è passata», rispose Peter chiudendo il libro. «Ma credo che in queste ultime sere abbia camminato un po' più lento del solito, mamma.»
Tornarono a stare silenziosissimi. Alla fine lei disse, con voce ferma e allegra che vacillò una sola volta:
«L'ho visto camminare con… l'ho visto camminare col piccolo Tim sulla spalla, e davvero in fretta».
«Anch'io», esclamò Peter. «Spesso.»
«Anch'io», esclamò un altro. E così tutti.
«Ma era leggerissimo da portare», riprese lei, intenta al suo lavoro, «e suo padre lo amava tanto che non era una fatica: nessuna fatica. Ed ecco vostro padre alla porta!»
Corse fuori a incontrarlo; ed entrò il piccolo Bob con la sua sciarpa — ne aveva bisogno, pover'uomo. Il suo tè era pronto per lui sulla piastra, e tutti fecero a gara a chi lo servisse di più. Poi i due piccoli Cratchit gli salirono sulle ginocchia e posarono, ciascuno la propria guancetta, contro il suo viso, come se dicessero: «Non ci badare, babbo. Non affliggerti!»
Bob fu molto allegro con loro e parlò gentilmente a tutta la famiglia. Guardò il lavoro sul tavolo e lodò l'operosità e la rapidità della signora Cratchit e delle ragazze. L'avrebbero finito ben prima di domenica, disse.
«Domenica! Ci sei andato oggi, allora, Robert?» disse la moglie.
«Sì, cara mia», rispose Bob. «Vorrei che tu avessi potuto andarci. Ti avrebbe fatto bene vedere com'è verde quel luogo. Ma lo vedrai spesso. Gli ho promesso che ci sarei andato a piedi una domenica. Bambino mio, piccolo bambino mio!» esclamò Bob. «Bambino mio!»
Crollò tutt'a un tratto. Non poté farne a meno. Se avesse potuto farne a meno, lui e il suo bambino sarebbero stati forse più lontani di quanto fossero.
Lasciò la stanza e salì nella camera di sopra, che era illuminata allegramente e adorna per il Natale. C'era una sedia accostata al bambino, e c'erano segni che qualcuno era stato là di recente. Il povero Bob vi si sedette e, quando ebbe pensato un poco e si fu ricomposto, baciò quel visino. Si era riconciliato con ciò che era accaduto, e ridiscese abbastanza sereno.
Si raccolsero intorno al fuoco e parlarono; le ragazze e la madre lavoravano ancora. Bob raccontò loro della straordinaria gentilezza del nipote del signor Scrooge, che aveva visto sì e no una volta e che, incontrandolo quel giorno per strada e vedendo che aveva l'aria un po' — «solo un po' giù, sapete», disse Bob —, gli aveva chiesto che cosa fosse accaduto per affliggerlo. «Al che», disse Bob, «poiché è il signore più garbato che si sia mai sentito, glielo dissi. “Me ne dispiace di cuore, signor Cratchit”, disse, “e mi dispiace di cuore per la vostra buona moglie.” A proposito, come lo sapesse, non lo so.»
«Sapesse che cosa, caro mio?»
«Ma che eri una buona moglie», rispose Bob.
«Lo sanno tutti!» disse Peter.
«Ben osservato, ragazzo mio!» esclamò Bob. «Spero che lo sappiano. “Mi dispiace di cuore”, disse, “per la vostra buona moglie. Se posso esservi utile in qualche modo”, disse dandomi il suo biglietto, “ecco dove abito. Vi prego, venite da me.” Ora, non era», esclamò Bob, «tanto per quello che avrebbe potuto fare per noi, quanto per il suo modo gentile, che tutto ciò fu davvero delizioso. Sembrava proprio che avesse conosciuto il nostro piccolo Tim e sentisse con noi.»
«Sono certa che è una buon'anima!» disse la signora Cratchit.
«Ne saresti ancora più certa, cara mia», rispose Bob, «se lo vedessi e gli parlassi. Non mi stupirei affatto — bada a quel che dico! — se trovasse a Peter un posto migliore.»
«Senti un po', Peter», disse la signora Cratchit.
«E allora», esclamò una delle ragazze, «Peter si metterà con qualcuna e si sistemerà per conto suo».
«Ma va' là!» ribatté Peter, sogghignando.
«Può darsi benissimo», disse Bob, «uno di questi giorni; benché ci sia tutto il tempo per questo, cara mia. Ma comunque e quandunque ci separeremo l'uno dall'altro, sono certo che nessuno di noi dimenticherà il povero piccolo Tim — non è vero? — né questa prima separazione che c'è stata fra noi.»
«Mai, babbo!» gridarono tutti.
«E io so», disse Bob, «io so, cari miei, che quando ricorderemo com'era paziente e mite, benché fosse un bambino piccolo, piccolissimo, non litigheremo facilmente fra noi, dimenticando così il povero piccolo Tim».
«No, mai, babbo!» gridarono tutti di nuovo.
«Sono molto felice», disse il piccolo Bob, «sono molto felice!»
La signora Cratchit lo baciò, le figlie lo baciarono, i due piccoli Cratchit lo baciarono, e lui e Peter si strinsero la mano. Spirito del piccolo Tim, la tua essenza fanciullesca veniva da Dio!
«Spettro», disse Scrooge, «qualcosa mi dice che il momento del nostro congedo è vicino. Lo so, ma non so come. Dimmi chi era quell'uomo che abbiamo visto giacere morto.»
Il Fantasma del Natale che deve ancora venire lo trasportò, come prima — benché in un tempo diverso, gli parve: in verità non sembrava esserci ordine in queste ultime visioni, se non che erano nel Futuro —, nei ritrovi degli uomini d'affari, ma non gli mostrò se stesso. Anzi, lo Spirito non si fermò per nulla, ma proseguì dritto, come verso il fine or ora desiderato, finché Scrooge non lo supplicò di indugiare un momento.
«Questo cortile», disse Scrooge, «per il quale ora ci affrettiamo, è dove sta il mio luogo di lavoro, e sta da lungo tempo. Vedo la casa. Fammi contemplare ciò che sarò nei giorni a venire!»
Lo Spirito si fermò; la mano era puntata altrove.
«La casa è laggiù», esclamò Scrooge. «Perché indichi lontano?»
L'inesorabile dito non mutò affatto.
Scrooge si affrettò alla finestra del suo ufficio e guardò dentro. Era ancora un ufficio, ma non il suo. I mobili non erano gli stessi, e la figura sulla sedia non era lui. Il Fantasma indicava come prima.
Lo raggiunse ancora una volta e, chiedendosi perché e dove fosse andato, lo accompagnò finché giunsero a un cancello di ferro. Si fermò a guardarsi intorno prima di entrare.
Un cimitero. Qui, dunque, giaceva sotto terra l'uomo misero il cui nome doveva ora apprendere. Era un luogo degno di lui. Cinto di case; invaso da erba e da erbacce, crescita della morte della vegetazione, non della vita; soffocato dal troppo seppellire; grasso di appetito saziato. Un luogo degno di lui!
Lo Spirito stava fra le tombe e ne indicò Una in basso. Egli vi avanzò verso tremando. Il Fantasma era esattamente com'era stato, ma egli temette di scorgere un nuovo significato nella sua forma solenne.
«Prima che io mi accosti a quella pietra che indichi», disse Scrooge, «rispondimi a una domanda. Sono queste le ombre delle cose che Saranno, o sono ombre di cose che Potrebbero soltanto essere?»
Il Fantasma continuava a indicare in basso la tomba presso la quale stava.
«Il corso della vita degli uomini preannuncia certi fini ai quali, se vi si persevera, deve condurre», disse Scrooge. «Ma se ci si allontana da quel corso, i fini cambiano. Di' che è così con ciò che mi mostri!»
Lo Spirito era immobile come sempre.
Scrooge strisciò verso di esso, tremando mentre andava; e seguendo il dito, lesse sulla pietra della tomba trascurata il proprio nome: EBENEZER SCROOGE.
«Sono io quell'uomo che giaceva sul letto?» gridò, in ginocchio.
Il dito indicò dalla tomba a lui, e di nuovo indietro.
«No, Spirito! Oh no, no!»
Il dito era ancora là.
«Spirito!» gridò, aggrappandosi forte alla sua veste, «ascoltami! Non sono più l'uomo che ero. Non sarò l'uomo che sarei dovuto essere se non fosse per questo incontro. Perché mostrarmi questo, se sono ormai senza speranza!»
Per la prima volta la mano parve tremare.
«Buono Spirito», proseguì, mentre cadeva a terra davanti a lui, «la tua natura intercede per me e ha pietà di me. Assicurami che posso ancora mutare queste ombre che mi hai mostrato, con una vita mutata!»
La mano benigna tremò.
«Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di custodirlo tutto l'anno. Vivrò nel Passato, nel Presente e nel Futuro. Gli Spiriti di tutti e Tre opereranno dentro di me. Non escluderò le lezioni che essi insegnano. Oh, dimmi che posso cancellare la scritta su questa pietra!»
Nella sua agonia afferrò la mano spettrale. Essa cercò di liberarsi, ma egli era forte nella sua supplica e la trattenne. Lo Spirito, più forte ancora, lo respinse.
Alzando le mani in un'ultima preghiera perché la sua sorte fosse mutata, vide un'alterazione nel cappuccio e nella veste del Fantasma. Esso si restrinse, si afflosciò e si ridusse a una colonnina del letto.