97.
Se tieni sempre aperte le prime, ti sarà risparmiato più di un dolore; se una sventura ti ha colpito, l'ultima la lenisce con delicatezza. I bambini buoni sono in ogni tempo l'intero per i loro genitori; dalla ricca corona dei fiori esso fa cenno in veste modesta.
98.
«Dove sono dunque le prime promesse?» Così chiesi tempo fa a due cacciatori, frugando con zelo nelle loro tasche; ma nelle tasche non c'era nulla. «Sei e resti un vero beffardo», ribatté subito uno di loro, «e più di una volta ti vorrei mandare là dove sono le ultime due». Ridemmo. — «Cameriere, ho fame», dissi, «il menu, per favore!» E per cena mi ordinai poi il gustoso intero.
99.
La prima non è aperta; la seconda è spesso pesante. Sperare soltanto nell'intero non dà a nessuno grande onore.
100.
La prima ti vale come prefisso, la seconda risuona spesso per diletto, ma se è rivolta contro un nemico allora è sempre intesa sul serio. Per l'intero si sceglie il meglio, ma anche il peggio vi appartiene.
101.
La prima riscalda perfino gli eroi; la seconda ricompensa la diligenza degli uomini, e sull'intero trovi più di una brava testa in dolce riposo.
102.
Che tu sia artista o poeta, calzolaio, sarto o fabbro, proverai sempre gioia quando vedrai la prima compiuta.
Assai varia è la seconda: spessa e sottile, grossolana e fine, e può essere di velluto e seta oppure di filo e lana.
Dell'intero non puoi fare a meno, che tu sia calzolaio o sarto, perché per compiere la prima è sempre necessario.
103.
La prima sillaba è pesantissima, una pietra non è nulla al confronto; soltanto quando ti opprime la schiera degli affanni puoi valutarla per immagine. La seconda, fondata dalla compassione e dalla generosità, è divenuta per più di un cuore l'asilo in cui trova la propria patria. Benché la prima stia, com'è noto, al servizio delle armi mortali, come intero ha creato in mano d'artista più di una bella opera.
104.
La prima dice press'a poco: «è finita»; lo stesso dicono la seconda con la terza, solo che l'una si adatta più al baccano e alla gozzoviglia, l'altra ai santi riti della chiesa e alle pie preghiere di ogni cristiano. L'intero allinea domanda su domanda, tormento dello scolaro come del maestro.
105.
Quando la prima decide felicemente la battaglia, dopo la guerra sanguinosa la seconda ci sorride; eroe glorioso di giorni passati, l'intero vive ancora nei canti e nelle leggende.
106.
Chi non ha portato le prime di tempo in tempo! Sono l'ombra nel quadro della vita! Se sei stato pronto a lenirle agli altri, sta' tranquillo: non hai vissuto invano. La terza spinge spesso in alto foglia e fiore; la porti anche dalle mani di mastro calzolaio; è il timone del fucile, per mandare la morte rapida dove vuoi. L'intero infuria nel petto dell'uomo. Spesso egli vi soccombe nell'ardente lotta. Non di rado diventa la gioia più alta della vita, ma più spesso ancora ti porterà la disperazione.
107.
Già sul bosco e sulla prima era sceso piano e lieve il velo del crepuscolo, e la notte cominciava a muovere le sue membra avvolte di sogno. Ai piedi di una terza-quarta sedevo, davanti a me il prato appena rinverdito; dimenticavo le fatiche della calda giornata nella dolce pace della natura. Com'era ristoratrice quella frescura! Rendeva chiari il cuore e i sensi. — Come si dissetava assetata, dopo il tumulto del giorno, la mia prima coppia; e dalle ultime tornava il gregge con melodioso suono, mentre il suo pastore, fedele e dabbene, cantava una canzone con animo devoto. Piano risuonavano dal vicino paese le campane della sera sopra il campo. — Così, oltre alla parola intera, mi fu offerta anche una gioia per l'orecchio.
108.
Dalla prima sillaba sgorgano vino e canti, ed essa rende noto ciò che pensi in solitudine; spesso va anche a braccetto con la costrizione e getta perfino in catene le tue libere membra! Ma la seconda coppia ti ridà speranza: il suo alito di fuoco spira di terra in terra, fa saltare la salda muraglia del tuo carcere, abbatte i tuoi carcerieri e le tue catene. Se la seconda non sembra mai andare d'accordo con la prima, l'intero è tuttavia una parola alta, nella quale si è biasimata soltanto la contraddizione; eppure la sua contraddizione ha nobilitato più di un grande spirito! In verità! L'ultimo rifugio dell'ultima sarebbe morto, se essa fosse morta di recente, ai giorni nostri.
(Hauff.)
109.
Amabile prima, sei stata lodata da mille poeti, e innumerevoli ancora cantano nell'entusiasmo per te. Una volta sola appari nell'anno con tutto il tuo splendore, e come nell'anno, così nella vita fiorisci una volta sola. L'amore ti offre la seconda, e tu la conosci in molte specie: ciascuno scelga quella che più gli aggrada. Così alla seconda appartiene anche l'intero, e il delizioso intero te lo dona la prima. Non c'è nessuno che l'abbia mai disdegnato.
110.
Le prime due nascono dal dolore e dalla pena. La terza si compie nella gioia e nell'allegria. Per mezzo dell'intero ci si rappresenta, in modo tangibile e mirabile, ornata di poesia, la serietà della vita.
III. Indovinelli a incastro:
In una parola si devono inserire (= incastrare) una o più sillabe.
111.
Se ci vedete dentro quattro giochi, è sempre un giocatore; se mancano i quattro giochi, è chiaro come l'acqua.
112.
Chiamato dal luogo più alto perché, vicino ai gradini del trono, mi occupassi della più bella delle arti, mi sono già guadagnato più di una lode. Ma se riesce di cancellare del tutto dal mio cuore un segno visibile, allora servo come eroe del Tirolo da simbolo della fedeltà coraggiosa.
113.
Il Baltico lo accoglie come fiume, se io gli sto unito; ma se manco, diventa allora una città sul Reno.
114.
Se ci vedo dentro un marco, ogni tanto lo ritiro alla posta; ma se il marco manca alla parola dell'indovinello, lo ricevo ogni giorno dalla posta.
115.
Dove qualcosa possa sostare, mi incontri in ogni tempo; ma se mi inserisci il nome, allora sono spesso di bronzo e di pietra, e anche di legno, gesso o stucco, e servo sempre soltanto da ornamento.
116.
Se vedi mio fratello Erich nascosto nella parola, mi rallegrerà di cuore che ti piaccia ogni giorno. Ma se prendo io il posto di Erich, la parola dell'indovinello non ti procura che pena.
117.
Se ci si vede dentro Ischl, guizza nel Reno; se manca la cittadina nominata, si dice subito: questo è fine.
118.
Se porto un uovo nel mezzo, sono già valso a ogni passo, per più d'uno, come un ostacolo di cui giurò certo la rovina.
Ma quando egli ha tolto via l'uovo per prendere lui stesso quel posto, allora dall'alto faccio cenno di conforto e di dolce pace a molti cuori.
119.
Anche se in me, come tutti sanno, non porto altro che ghiaccio duro e freddo, sono tuttavia la fonte di ogni vita. Per me il richiamo della morte è vano, e può essere eterno soltanto ciò che in verità chiamo mio.
120.
Sono io ciò davanti a cui fugge la pigrizia, quando in me si vede una via, e ciò che di notte come di giorno procura a molte cose un'altra condizione. Ma se la via si scambia con un numero, procuro amaro tormento a più d'uno, a chi, riguardo ai suoi debiti, mancano marchi o fiorini.
121.
Mi conosci come figlio del deserto, che volentieri innalza tende invece di case; ma se il mio corvo mi vola via, allora esco spaventato dalla mia pelle: è finita con ogni divertimento, perché non servo più che da misura.
122.
Prendi, lettore, un grido di dolore e fallo spalancare in due; prenditi in prestito un cantone svizzero e infilalo dentro il grido di dolore: avrai creato una città!
123.
Nei versi seguenti di Goethe è contenuta una figura femminile di un'opera lirica:
Mi guardai intorno in molti luoghi in cerca di parole allegre e argute; nei giorni cattivi dovetti rallegrarmi che siano proprio queste a offrire le parole migliori.
IV. Logogrifo:
La parola assume un altro significato con l'aggiunta o l'omissione di uno o più suoni.
124.
La mia parola breve nomina una città sulla bella riva del Danubio; con un segno in più, un albero ombroso nella cara patria.
125.
È una frattura; davanti una W. Allora lo sentite chiamare dal trifoglio; con Sch, invece, contiene di tutto: ostie, pillole, cappello e nastro.
126.
Alla punta estrema dell'Africa aggiungi una misura di lunghezza di due sillabe. Avrai così costruito una chiesetta che guarda luminosa giù nella valle.
127.
Siamo sì dodici fratelli, ma io sono sempre stato il più bello; perciò ognuno mi rende omaggio. Se mi fornisci un piede, sono un fiume assai noto che bisogna cercare in Germania.
128.
Sono noto come fiume tedesco, e se mi dai anche testa e piede, allora mi arrampico verso l'alto, inseguito dall'ardito cacciatore.
129.
Con «e» sarà un ebreo, con «i» una pietra di gran valore.
130.
Con una rapida S e una tagliente T, più di una K acchiappa più di una R.
131.
Sono un grande impero in Asia, ma senza testa e senza piede è finito.
132.
Nelle mani dei principi è un segno del dominio; se i segni vengono spostati, ci infonde la loro potenza.
133.
Si trova nel Württemberg come città, famosa per le sue donne. Ma quando ha perduto il suo cuore, lo si incontra in molte contrade.