IV
Così l'insegnamento di Brahman è qui illustrato in rapporto ai Deva. Egli guizzò come un lampo e apparve e scomparve nel batter d'occhio.
L'insegnamento riguardo ai Deva era che Brahman è l'unico Agente. Egli era apparso davanti a loro in una forma misteriosa; ma l'insondabile Brahman non poteva essere veduto per intero in alcuna forma definita; così, nel momento di svanire, manifestò maggiormente la Sua incommensurabile gloria e la rapidità del Suo agire con un improvviso lampo abbagliante di luce.
V
Segue (l'insegnamento) riguardo all'Adhyatman (l'Anima incarnata). La mente sembra accostarsi a Lui (Brahman). Per mezzo di questa mente (il cercatore) ancora e ancora ricorda e pensa a Brahman.
Solo per mezzo della mente il cercatore della conoscenza può accostarsi a Brahman, la cui natura in gloria e rapidità è stata descritta come simile a un lampo. Solo la mente può raffigurare l'indescrivibile Brahman; e solo la mente, essendo veloce per natura, può seguirLo. È con l'aiuto di questa mente che possiamo pensare e meditare su Brahman; e quando, per il pensiero costante di Lui, la mente si purifica, allora, come uno specchio lucidato, può riflettere la Sua Gloria divina.
VI
Quel Brahman è chiamato Tadvanam (oggetto di adorazione). Egli dev'essere adorato col nome di Tadvanam. Colui che conosce Brahman così è amato da tutti gli esseri.
Brahman è l'oggetto dell'adorazione e la meta di tutti gli esseri. Per questa ragione Egli dev'essere adorato e meditato come Tadvanam. Chiunque Lo conosca in questo aspetto diviene uno con Lui e serve da limpido canale attraverso il quale le benedizioni di Brahman fluiscono verso gli altri. Il conoscitore di Dio partecipa di tutte le Sue qualità amabili ed è perciò amato da tutti i veri devoti.
VII
Il discepolo chiese: O Maestro, insegnami l'Upanishad. (Il maestro rispose:) L'Upanishad ti è stata insegnata. Ti abbiamo certamente insegnato l'Upanishad intorno a Brahman.
VIII
L'Upanishad è fondata sul tapas (la pratica del dominio del corpo, della mente e dei sensi), sul dama (la sottomissione dei sensi), sul karma (il retto compimento delle azioni prescritte). I Veda sono le sue membra. La Verità è il suo sostegno.
IX
Colui che conosce questa (saggezza dell'Upanishad), essendo stato mondato da ogni peccato, si stabilisce nella beata, eterna e somma dimora di Brahman, nella somma dimora di Brahman.
Qui termina questa Upanishad.
Questa Upanishad è chiamata Kena perché comincia con la domanda: «Da chi» (Kena) voluta o diretta la mente va verso il suo oggetto? Da chi viene la vita? Che cosa rende l'uomo capace di parlare, di udire e di vedere? E il maestro in risposta gli dà la definizione di Brahman, Sorgente e Fondamento dell'esistenza. Lo spirito delle Upanishad è sempre quello di mostrare che, ovunque guardiamo e qualunque cosa vediamo o sentiamo nel mondo visibile, tutto procede da un'unica Sorgente.
La nota dominante di tutto l'insegnamento vedico è questa: un immenso Tutto che diviene il mondo, e di nuovo il mondo che si fonde in quel Tutto. Esso si sforza anche in vari modi di definire quella Sorgente, conoscendo la quale tutto il resto è conosciuto e senza la quale nessuna conoscenza può essere ben fondata. Così qui il maestro risponde: ciò che è l'occhio dell'occhio, l'orecchio dell'orecchio, quello è l'inesauribile fiume dell'essere che scorre eternamente, mentre bolle di creazione si levano alla superficie, vivono per un poco e poi scoppiano.
Il maestro, tuttavia, avverte il discepolo che quest'occhio, quest'orecchio, questa mente non potranno mai percepirLo; perché Esso è ciò che illumina la parola e la mente, ciò che rende l'occhio, l'orecchio e tutte le facoltà dei sensi capaci di compiere i loro compiti. «È distinto dal conosciuto e anche al di là dell'ignoto». Colui che pensa di conoscerLo non Lo conosce, perché Esso non è mai conosciuto da coloro che credono che possa essere afferrato dall'intelletto o dai sensi; ma può essere conosciuto da colui che Lo conosce come fondamento di ogni coscienza.
Il conoscitore della Verità dice: «Non Lo conosco», perché realizza la natura sconfinata e infinita del Supremo. «Tu sei questo (il visibile), Tu sei Quello (l'invisibile), e Tu sei tutto ciò che è al di là», egli dichiara. L'idea comune di conoscenza è quella fondata sulle percezioni dei sensi; ma la conoscenza di un Saggio illuminato non è confinata ai suoi sensi. Egli ha tutta la conoscenza che viene dai sensi e tutta quella che viene dallo Spirito.
Lo scopo particolare di questa Upanishad è di darci la conoscenza del Reale, affinché non cadiamo sotto il dominio dell'ego identificandoci col nostro corpo, con la nostra mente e coi nostri sensi. I mortali divengono mortali perché cadono sotto il dominio dell'ego e si affidano alla propria limitata forza fisica e mentale. La lezione della parabola dei Deva e di Brahman è che non vi è vero potere, non vi è vero agente all'infuori di Dio. Egli è l'occhio dell'occhio, l'orecchio dell'orecchio; e gli occhi, le orecchie e tutte le nostre facoltà non hanno alcun potere indipendente da Lui. Quando Lo realizziamo così come Realtà sottostante al nostro essere, trascendiamo la morte e diveniamo immortali.
OM! PACE! PACE! PACE!