C'era una volta un ragazzo di nome Jack che era così infelice a casa per i maltrattamenti del padre che decise di scappare e di andare a cercar fortuna per il vasto mondo.
Corse, corse, finché non ce la fece più a correre, e allora andò a sbattere dritto contro una vecchina che raccoglieva legnetti. Aveva troppo poco fiato per chiedere scusa, ma la donna era di buon cuore, e disse che le sembrava un ragazzo in gamba, e che lo avrebbe preso come servitore e lo avrebbe pagato bene. Lui accettò, perché aveva una gran fame, e lei lo portò nella sua casa nel bosco, dove lui la servì per un anno e un giorno.

Passato l'anno, lei lo chiamò e gli disse che aveva una bella paga per lui. E così gli regalò un asino preso dalla stalla, e bastava che lui tirasse le orecchie al Ciuchino perché quello cominciasse subito a fare i-ooo... ooo! E quando ragliava, dalla bocca gli cadevano monetine d'argento da sei pence, mezze corone e ghinee d'oro.
Il ragazzo era molto contento della paga ricevuta, e via se ne andò in groppa all'asino finché non arrivò a una locanda. Lì ordinò il meglio di tutto, e quando l'oste si rifiutò di servirlo senza essere pagato in anticipo, il ragazzo andò nella stalla, tirò le orecchie all'asino e si riempì le tasche di denaro. L'oste aveva guardato tutto da una fessura della porta, e quando venne la notte mise un suo asino al posto del prezioso Ciuchino del povero giovane. Così Jack, senza sapere che c'era stato uno scambio, la mattina dopo se ne tornò a cavallo alla casa di suo padre.

Ora, dovete sapere che vicino a casa sua abitava una povera vedova con un'unica figlia. Il ragazzo e la fanciulla erano amici fidati e innamorati sinceri; ma quando Jack chiese al padre il permesso di sposare la ragazza, «Mai, finché non avrai i soldi per mantenerla» fu la risposta. «Li ho, padre» disse il ragazzo, e andato dall'asino gli tirò le lunghe orecchie; ebbene, tira e tira, finché una non gli rimase in mano; ma il Ciuchino, per quanto ragliasse e ragliasse, non lasciò cadere né mezze corone né ghinee. Il padre afferrò un forcone e cacciò il figlio di casa a bastonate. E vi assicuro che corse. Ah! corse e corse finché non andò a sbattere, bum!, contro una porta, la spalancò, ed eccolo nella bottega di un falegname. «Sei un ragazzo in gamba» disse il falegname; «servimi per un anno e un giorno e ti pagherò bene.» Così lui accettò, e servì il falegname per un anno e un giorno. «Ora» disse il padrone, «ti darò la tua paga»; e gli regalò una tavola, dicendogli che bastava dire: «Tavola, apparecchiati», e subito si sarebbe coperta di ogni ben di Dio da mangiare e da bere.
Jack si caricò la tavola sulla schiena, e via se ne andò con quella finché non arrivò alla locanda. «Ehi, oste» gridò, «il pranzo per oggi, e che sia del migliore!»
«Mi dispiace tanto, ma in casa non c'è altro che prosciutto e uova.»
«Prosciutto e uova, a me!» esclamò Jack. «So fare di meglio... Su, tavola mia, apparecchiati!»
Subito la tavola si coprì di tacchino e salsicce, montone arrosto, patate e verdure. L'oste sgranò gli occhi, ma non disse niente, proprio niente.

Quella notte tirò giù dalla soffitta una tavola molto simile a quella di Jack, e scambiò le due. Jack, senza accorgersi di nulla, la mattina dopo si caricò sulla schiena la tavola che non valeva niente e se la portò a casa. «Ora, padre, posso sposare la mia ragazza?» chiese.
«No, se non puoi mantenerla» rispose il padre. «Guardate qua!» esclamò Jack. «Padre, ho una tavola che fa tutto quello che le comando.»
«Fammela vedere» disse il vecchio.
Il ragazzo la mise in mezzo alla stanza e le ordinò di apparecchiarsi; ma tutto invano, la tavola restò nuda. Infuriato, il padre staccò dal muro lo scaldaletto e con quello scaldò la schiena al figlio, tanto che il ragazzo scappò di casa urlando, e corse e corse finché non arrivò a un fiume e ci cascò dentro. Un uomo lo tirò fuori e gli chiese di aiutarlo a costruire un ponte sul fiume; e come credete che lo stesse facendo? Ma gettando un albero da una sponda all'altra; così Jack si arrampicò in cima all'albero e ci buttò sopra tutto il suo peso, cosicché quando l'uomo ebbe sradicato l'albero, Jack e la cima dell'albero caddero sull'altra riva.
«Grazie» disse l'uomo; «e ora ti pagherò per quello che hai fatto»; e così dicendo strappò un ramo dall'albero e col coltello lo aggiustò per bene in un randello. «Ecco» esclamò; «prendi questo bastone, e quando gli dirai: "Su, bastone, e dagliele!", butterà a terra chiunque ti faccia arrabbiare.»
Il ragazzo era felicissimo di avere quel bastone, e così via se ne andò con quello alla locanda, e appena comparve l'oste: «Su, bastone, e dagliele!» fu il suo grido. A quella parola il randello gli volò di mano e si abbatté sulla schiena del vecchio oste, gli picchiò la testa, gli ammaccò le braccia, gli solleticò le costole, finché quello non cadde a terra gemendo; e il bastone continuava a pestare l'uomo steso per terra, e Jack non volle richiamarlo finché non si fu ripreso l'asino e la tavola rubati. Poi tornò a casa al galoppo sull'asino, con la tavola sulle spalle e il bastone in mano. Quando arrivò, trovò che suo padre era morto; così portò l'asino nella stalla e gli tirò le orecchie finché non ebbe riempito la mangiatoia di denaro.

Presto in tutto il paese si seppe che Jack era tornato ricco sfondato, e così tutte le ragazze del posto gli misero gli occhi addosso. «Ora» disse Jack, «sposerò la ragazza più ricca del paese; perciò domani venite tutte davanti a casa mia coi vostri soldi nel grembiule.»
La mattina dopo la strada era piena di ragazze coi grembiuli tesi, e dentro oro e argento; ma fra loro c'era anche l'innamorata di Jack, e lei non aveva né oro né argento, nient'altro che due soldini di rame, e questo era tutto quello che aveva.
«Fatti in là, ragazza» le disse Jack, parlandole con asprezza. «Tu non hai né argento né oro... sta' lontana dalle altre.» Lei ubbidì, e le lacrime le scesero giù per le guance e le riempirono il grembiule di diamanti.
«Su, bastone, e dagliele!» esclamò Jack; e subito il randello saltò su e, correndo lungo la fila delle ragazze, le colpì tutte in testa e le lasciò svenute sul selciato. Jack prese tutti i loro soldi e li versò in grembo alla sua innamorata. «Ora, ragazza mia» esclamò, «sei tu la più ricca, e sposerò te.»
