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Tom Tit Tot

Fiabe inglesi · Joseph Jacobs · tradotto da Claude Opus

An old cottage-woman sits spinning at her doorway, singing, with five golden pies on the shelf behind her.

C'era una volta una donna che aveva sfornato cinque torte. E quando le tirò fuori dal forno erano così stracotte che la crosta era troppo dura da mangiare. Allora dice a sua figlia:

«Figliola», dice lei, «metti un po' quelle torte là sulla mensola, e lasciale stare un pochino, che poi tornano.» Voleva dire, capite, che la crosta si sarebbe ammorbidita.

Ma la ragazza, lei dice tra sé: «Be', se poi tornano, me le mangio adesso.» E si mise all'opera e se le mangiò tutte, dalla prima all'ultima.

Be', venuta l'ora di cena, la donna disse: «Va' un po' a prendere una di quelle torte. Scommetto che ormai sono tornate.»

La ragazza andò e guardò, e non c'erano che i piatti. Così tornò indietro e dice lei: «Nooo, non son mica tornate.»

«Neanche una?» dice la madre.

«Neanche una», dice lei.

«Be', tornate o non tornate», disse la donna, «io una per cena me la voglio.»

«Ma non puoi, se non son tornate», disse la ragazza.

«E invece posso», dice lei. «Va' e portami la più bella.»

«Bella o brutta», dice la ragazza, «me le son mangiate tutte, e tu non ne puoi avere nessuna finché non tornano.»

Be', la donna non sapeva più che dire, e si portò la rocca sull'uscio a filare, e mentre filava cantava:

«Mia figlia oggi cinque, cinque torte ha mangiato. Mia figlia oggi cinque, cinque torte ha mangiato.»

Il re stava scendendo per la strada e la sentì cantare, ma quel che cantava non riusciva a capirlo, così si fermò e disse:

«Che cos'era che cantavate, buona donna?»

La donna si vergognava di fargli sapere quel che aveva combinato la figlia, e così invece cantò:

«Mia figlia oggi cinque, cinque matasse ha filato. Mia figlia oggi cinque, cinque matasse ha filato.»

«Per tutte le stelle!» disse il re, «non ho mai sentito dire di nessuno che sapesse fare una cosa simile.»

Poi disse: «Sentite un po', io cerco moglie, e sposerò vostra figlia. Ma sentite bene», dice lui, «per undici mesi all'anno avrà tutto quello che vorrà da mangiare, tutte le vesti che vorrà, e tutta la compagnia che le piacerà; ma l'ultimo mese dell'anno dovrà filare cinque matasse al giorno, e se non lo fa, la farò ammazzare.»

A kindly king in the village street offers to marry the young daughter while her proud mother looks on.

«D'accordo», dice la donna; perché pensava a che gran matrimonio fosse quello. E quanto alle cinque matasse, quando fosse venuto il momento, ci sarebbero stati mille modi per cavarsela, e con ogni probabilità lui se ne sarebbe scordato del tutto.

Be', e così si sposarono. E per undici mesi la ragazza ebbe tutto quello che voleva da mangiare, tutte le vesti che voleva, e tutta la compagnia che le piaceva.

Ma quando il tempo stava per finire, cominciò a pensare alle matasse e a chiedersi se lui ci pensasse ancora. Ma lui non ne disse neanche una parola, e lei pensò che se ne fosse scordato del tutto.

Però, l'ultimo giorno dell'ultimo mese, lui la porta in una stanza che lei non aveva mai visto prima. Dentro non c'era altro che un filatoio e uno sgabello. E dice lui: «Ora, mia cara, domani starai chiusa qui dentro con un po' di viveri e un po' di lino, e se per sera non avrai filato cinque matasse, ci rimetti la testa.»

E se ne andò per i fatti suoi.

Be', lei era così spaventata, era sempre stata una ragazza così buona a nulla che non sapeva nemmeno filare, e che cosa avrebbe fatto l'indomani, senza nessuno che le venisse vicino ad aiutarla? Si sedette su uno sgabello in cucina e, Signore mio, quanto pianse!

Però, tutt'a un tratto, sentì come un bussare giù in fondo alla porta. Si alzò e aprì, e che cosa vide se non una cosina nera piccina piccina con una coda lunga. Quella la guardò di sotto in su tutta curiosa, e quella disse:

The worried young bride sits by a spinning-wheel in a bare stone room as a comic little black imp peeks round the door.

«Perché piangi?»

«E a te che te ne importa?» dice lei.

«Non importa», disse quella, «ma dimmi perché piangi.»

«Tanto non mi serve a niente, se te lo dico», dice lei.

«Questo non lo sai», disse quella, e fece roteare la sua coda.

«Be'», dice lei, «male non fa, se bene non fa», e si alzò e raccontò delle torte, e delle matasse, e di tutto quanto.

«Ecco quello che farò», dice la cosina nera, «verrò alla tua finestra ogni mattina, prenderò il lino e te lo riporterò filato la sera.»

«E che cosa vuoi in cambio?» dice lei.

Quella la guardò con la coda dell'occhio, e quella disse: «Ti darò tre tentativi ogni sera per indovinare il mio nome, e se non l'avrai indovinato prima che finisca il mese, sarai mia.»

Be', lei pensava che di sicuro avrebbe indovinato il suo nome prima della fine del mese. «D'accordo», dice lei, «ci sto.»

«D'accordo», dice quella, e, Signore mio! come faceva roteare la sua coda.

Be', il giorno dopo il marito la portò nella stanza, e c'erano il lino e il cibo per la giornata.

«Ecco il lino», dice lui, «e se non è filato entro stasera, via la testa.» E poi uscì e chiuse la porta a chiave.

Se n'era appena andato, quando si sentì bussare alla finestra.

Lei si alzò e aprì, ed ecco lì, proprio come previsto, la cosina vecchia seduta sul davanzale.

«Dov'è il lino?» dice lui.

«Eccolo qua», dice lei. E glielo diede.

Be', venuta la sera, si sentì bussare di nuovo alla finestra. Lei si alzò e aprì, ed ecco la cosina vecchia con cinque matasse di lino sul braccio.

The comic little imp on the window ledge hands five neat skeins of spun flax to the young bride.

«Eccolo qua», dice lui, e glielo diede.

«E adesso, qual è il mio nome?» dice lui.

«Be', è forse Bill?» dice lei.

«Nooo, non è quello», dice lui, e fece roteare la coda.

«È Ned?» dice lei.

«Nooo, non è quello», dice lui, e fece roteare la coda.

«Be', è Mark?» dice lei.

«Nooo, non è quello», dice lui, e fece roteare la coda più forte, e via che volò.

Be', quando il marito entrò, eccole lì le cinque matasse pronte per lui. «Vedo che stasera non dovrò farti ammazzare, mia cara», dice lui; «domattina avrai il tuo cibo e il tuo lino», dice lui, e se ne va.

Be', ogni giorno portavano il lino e il cibo, e ogni giorno quel diavoletto nero là veniva mattina e sera. E tutto il giorno la ragazza stava seduta a pensare a dei nomi da dirgli quando veniva la sera. Ma non ci azzeccava mai. E man mano che si avvicinava la fine del mese, il diavoletto cominciò ad avere un'aria così maligna, e faceva roteare la coda sempre più svelta ogni volta che lei provava a indovinare.

Alla fine arrivò il penultimo giorno. Il diavoletto venne la sera insieme alle cinque matasse, e quello disse:

«Come, non l'hai ancora trovato il mio nome?»

«È Nicodemo?» dice lei.

«Nooo, non è», dice quello.

«È Samuele?» dice lei.

«Nooo, non è», dice quello.

«Be', allora è Matusalemme?» dice lei.

«Nooo, non è nemmeno quello», dice quello.

Allora quello la guarda con due occhi come carboni ardenti, e quello dice: «Donna, non resta che domani sera, e poi sarai mia!» E via che volò.

Be', lei si sentiva uno schifo. Però, sentì il re che veniva lungo il corridoio. Entrò, e quando vede le cinque matasse, dice, dice lui:

«Be', mia cara», dice lui, «non vedo perché non dovresti avere pronte le tue matasse anche domani sera, e siccome direi che non dovrò farti ammazzare, stasera ceno qui con te.» Così portarono la cena, e un altro sgabello per lui, e si misero a sedere tutti e due.

Be', non aveva mangiato che un boccone o giù di lì, quando si ferma e comincia a ridere.

«Che c'è?» dice lei.

«Eh, ecco», dice lui, «oggi ero fuori a caccia, e sono finito in un posto del bosco che non avevo mai visto prima. E c'era una vecchia cava di gesso. E ho sentito come una specie di ronzio. Così sono sceso dal mio cavallino, e sono andato piano piano fino alla cava, e ho guardato giù. Be', che cosa ti vedo se non la cosina nera più buffa che si sia mai vista. E che cosa stava facendo, se non che aveva un filatoio piccino, e filava che era una meraviglia, e faceva roteare la coda. E mentre filava cantava:

«Nimmy nimmy not, io mi chiamo Tom Tit Tot.»

Be', quando la ragazza sentì questo, le parve di poter saltar fuori dalla pelle per la gioia, ma non disse una parola.

Il giorno dopo quella cosina là aveva un'aria così maligna quando venne a prendere il lino. E quando venne la notte, lei sentì bussare ai vetri della finestra. Aprì la finestra, e quello venne dritto sul davanzale. Sorrideva da un orecchio all'altro, e oh! come gli girava svelta la coda.

«Qual è il mio nome?» dice quello, mentre le dava le matasse.

«È Salomone?» dice lei, facendo finta di aver paura.

«Nooo, non è», dice quello, e venne più avanti nella stanza.

«Be', è Zebedeo?» dice lei di nuovo.

«Nooo, non è», dice il diavoletto. E poi rise e fece roteare la coda così forte che quasi non si vedeva più.

«Pensaci bene, donna», dice quello; «ancora un tentativo, e sei mia.» E allungò verso di lei le sue mani nere.

Be', lei fece un passo o due indietro, e lo guardò, e poi scoppiò a ridere, e dice lei, puntandogli il dito contro:

The young bride laughs and points in triumph as the comic imp shrieks and flies off into the twilight.

«NIMMY NIMMY NOT, TI CHIAMI TOM TIT TOT!»

Be', quando quello la sentì, lanciò uno strillo spaventoso e via che volò nel buio, e lei non lo vide mai più.