Il «Rangoon», uno dei piroscafi della Compagnia Peninsulare e Orientale in servizio nei mari della Cina e del Giappone, era un vapore a elica, costruito in ferro, di circa millesettecentosettanta tonnellate, con macchine della forza di quattrocento cavalli. Era veloce quanto il «Mongolia», ma non altrettanto ben arredato, e Aouda non vi trovò tutte le comodità che Phileas Fogg avrebbe desiderato per lei. Del resto, il tragitto da Calcutta a Hong Kong comprendeva soltanto tremilacinquecento miglia circa, da percorrere in dieci o dodici giorni, e la giovane donna non era di gusti difficili.
Nei primi giorni della traversata Aouda imparò a conoscere meglio il suo protettore, e gli diede continue prove della sua profonda gratitudine per quanto egli aveva fatto. Il flemmatico gentleman l'ascoltava, almeno in apparenza, con freddezza, senza che la voce o i modi tradissero la minima emozione; ma pareva sempre all'erta perché nulla mancasse alle comodità di Aouda. Andava a trovarla regolarmente ogni giorno, a ore stabilite, non tanto per parlare lui quanto per sedersi ad ascoltarla. La trattava con la più rigorosa cortesia, ma con la precisione di un automa i cui movimenti fossero stati regolati a questo scopo. Aouda non sapeva bene che cosa pensare di lui, sebbene Passepartout le avesse dato qualche ragguaglio sull'eccentricità del suo padrone, e l'avesse fatta sorridere raccontandole della scommessa che lo spingeva a fare il giro del mondo. Dopotutto, ella doveva la vita a Phileas Fogg, e lo vedeva sempre attraverso la lente esaltante della sua gratitudine.
Aouda confermò il racconto che la guida parsi aveva fatto della sua commovente storia. Ella apparteneva davvero alla più elevata delle razze indigene dell'India. Molti mercanti parsi vi hanno accumulato grandi fortune col commercio del cotone; e uno di essi, sir Jametsee Jeejeebhoy, fu fatto baronetto dal governo inglese. Aouda era parente di quel grand'uomo, ed era appunto un suo cugino, Jeejeeh, che sperava di raggiungere a Hong Kong. Se avrebbe trovato in lui un protettore, non poteva dirlo; ma Mr. Fogg cercò di calmare le sue ansie e di assicurarla che tutto si sarebbe sistemato matematicamente: usò proprio questa parola. Aouda fissava su di lui i suoi grandi occhi, «limpidi come i laghi sacri dell'Himalaya»; ma l'intrattabile Fogg, riservato come sempre, non sembrava affatto incline a gettarsi in quel lago.
I primi giorni della traversata trascorsero felicemente, con tempo favorevole e venti propizi, e ben presto si giunse in vista della Grande Andamana, la principale delle isole del golfo del Bengala, col suo pittoresco Saddle Peak, alto duemilaquattrocento piedi, che si stagliava sopra le acque. Il piroscafo costeggiò da vicino le rive, ma i selvaggi papuani, che occupano l'infimo gradino dell'umanità ma non sono, come si è affermato, cannibali, non si fecero vedere.
Il panorama delle isole, mentre il piroscafo sfilava davanti a esse, era superbo. Vaste foreste di palme, di arec, di bambù, di tek, di mimose gigantesche e di felci arboree coprivano il primo piano, mentre più indietro i contorni aggraziati delle montagne si disegnavano contro il cielo; e lungo le coste brulicavano a migliaia le preziose rondini i cui nidi forniscono un piatto prelibato alle mense del Celeste Impero. Il vario paesaggio offerto dalle isole Andamane fu tuttavia presto oltrepassato, e il «Rangoon» si avvicinò rapidamente allo stretto di Malacca, che dava accesso ai mari della Cina.
Che cosa faceva, durante tutto questo tempo, l'ispettore Fix, così sfortunatamente trascinato di paese in paese? Era riuscito a imbarcarsi sul «Rangoon» a Calcutta senza essere visto da Passepartout, dopo aver lasciato disposizioni perché il mandato, se fosse arrivato, gli venisse inoltrato a Hong Kong; e sperava di tenere nascosta la sua presenza fino al termine del viaggio. Sarebbe stato difficile spiegare perché si trovasse a bordo senza destare i sospetti di Passepartout, che lo credeva ancora a Bombay. Ma la necessità lo costrinse, nondimeno, a riallacciare la conoscenza col bravo servitore, come si vedrà.
Tutte le speranze e i desideri dell'ispettore erano ormai concentrati su Hong Kong; la sosta del piroscafo a Singapore sarebbe stata infatti troppo breve per permettergli di prendere là qualsiasi provvedimento. L'arresto doveva avvenire a Hong Kong, o il ladro gli sarebbe probabilmente sfuggito per sempre. Hong Kong era l'ultima terra inglese su cui avrebbe messo piede; più in là, la Cina, il Giappone, l'America offrivano a Fogg un rifugio quasi sicuro. Se il mandato si fosse finalmente fatto vivo a Hong Kong, Fix avrebbe potuto arrestarlo e consegnarlo alla polizia locale, e non ci sarebbero state altre complicazioni. Ma oltre Hong Kong un semplice mandato non sarebbe servito a nulla; sarebbe occorso un mandato di estradizione, e ciò avrebbe comportato ritardi e ostacoli di cui il furfante avrebbe approfittato per sfuggire alla giustizia.
Fix rifletteva su queste probabilità durante le lunghe ore che trascorreva nella sua cabina, e continuava a ripetersi: «O il mandato sarà a Hong Kong, e in tal caso arresterò il mio uomo, oppure non ci sarà; e questa volta è assolutamente necessario che io ritardi la sua partenza. Ho fallito a Bombay, ho fallito a Calcutta; se fallisco a Hong Kong, la mia reputazione è perduta: costi quel che costi, devo riuscire! Ma come impedirò la sua partenza, se questa dovesse rivelarsi la mia ultima risorsa?»
Fix decise che, nel peggiore dei casi, si sarebbe confidato con Passepartout e gli avrebbe rivelato che razza di individuo fosse in realtà il suo padrone. Che Passepartout non fosse complice di Fogg, ne era più che certo. Il servitore, illuminato da quella rivelazione e timoroso di trovarsi lui stesso implicato nel delitto, sarebbe senza dubbio diventato un alleato dell'ispettore. Ma era un metodo pericoloso, da usare soltanto quando tutto il resto fosse fallito. Una parola di Passepartout al suo padrone avrebbe mandato tutto all'aria. L'ispettore si trovava dunque in un grave imbarazzo. Ma all'improvviso gli venne un'idea nuova. La presenza di Aouda sul «Rangoon», in compagnia di Phileas Fogg, gli offriva nuova materia di riflessione.
Chi era quella donna? Quale concorso di circostanze ne aveva fatto la compagna di viaggio di Fogg? Evidentemente si erano incontrati da qualche parte fra Bombay e Calcutta; ma dove? Si erano incontrati per caso, o Fogg si era addentrato di proposito nell'interno del paese in cerca di quella incantevole fanciulla? Fix era davvero perplesso. Si domandò se non si trattasse di un colpevole rapimento; e quest'idea gli si impresse talmente nella mente che decise di servirsi del presunto intrigo. Che la giovane donna fosse sposata o no, egli avrebbe potuto creare a Mr. Fogg, a Hong Kong, difficoltà tali che non sarebbe riuscito a cavarsela pagando alcuna somma di denaro.
Ma poteva almeno aspettare che arrivassero a Hong Kong? Fogg aveva l'abominevole abitudine di saltare da un piroscafo all'altro e, prima che si potesse concludere qualcosa, poteva già essere di nuovo in rotta per Yokohama.
Fix decise che doveva avvertire le autorità inglesi e segnalare il «Rangoon» prima del suo arrivo. Era cosa facile, poiché il piroscafo faceva scalo a Singapore, da dove un filo telegrafico arriva fino a Hong Kong. Decise infine, per di più, di interrogare Passepartout prima di agire in modo più deciso. Non sarebbe stato difficile farlo parlare; e, poiché non c'era tempo da perdere, Fix si preparò a farsi riconoscere.
Si era ormai al 30 ottobre, e il giorno seguente il «Rangoon» doveva giungere a Singapore.
Fix uscì dalla sua cabina e salì sul ponte. Passepartout passeggiava su e giù a prua del piroscafo. L'ispettore gli si precipitò incontro con tutti i segni della più grande sorpresa, ed esclamò: «Voi qui, sul “Rangoon”?»
«Come, monsieur Fix, siete a bordo?» rispose Passepartout, davvero stupito, riconoscendo il suo compagno del «Mongolia». «Ma come, vi ho lasciato a Bombay e vi ritrovo qui, in viaggio per Hong Kong! Fate anche voi il giro del mondo?»
«No, no» rispose Fix; «mi fermerò a Hong Kong, almeno per qualche giorno.»
«Uhm!» fece Passepartout, che per un istante parve perplesso. «Ma come mai non vi ho visto a bordo da quando abbiamo lasciato Calcutta?»
«Oh, un po' di mal di mare: sono rimasto nella mia cuccetta. Il golfo del Bengala non mi si confà quanto l'oceano Indiano. E Mr. Fogg come sta?»
«Bene e puntuale come sempre, senza un giorno di ritardo! Ma, monsieur Fix, voi non sapete che abbiamo con noi una giovane signora.»
«Una giovane signora?» rispose l'ispettore, che non sembrava capire ciò che gli si diceva.
Passepartout gli raccontò allora la storia di Aouda, il fatto della pagoda di Bombay, l'acquisto dell'elefante per duemila sterline, il salvataggio, l'arresto e la condanna del tribunale di Calcutta, e la liberazione su cauzione di Mr. Fogg e di lui stesso. Fix, che conosceva bene gli ultimi avvenimenti, sembrava ignorare ugualmente tutto ciò che Passepartout narrava; e questi era incantato di trovare un ascoltatore così interessato.
«Ma il vostro padrone intende portare questa giovane donna in Europa?»
«Niente affatto. Andiamo semplicemente ad affidarla alla protezione di un suo parente, un ricco mercante di Hong Kong.»
«Niente da fare da questa parte» si disse Fix, nascondendo il suo disappunto. «Un bicchiere di gin, signor Passepartout?»
«Volentieri, monsieur Fix. Dobbiamo almeno bere un bicchiere da amici a bordo del “Rangoon”.»