311.
Una volta è più che fitto, un'altra è colui che parla in versi.
312.
Con giubilo si sente sempre dire che molti ne vengono in tavola; perché se l'uno non piace, un altro va bene per lo stomaco. Davanti a lui nessuno ama comparire, perché ne punisce molti e non ne risparmia uno. E se là vuoi accusare qualcuno, forse dovrai pagarne le spese.
313.
Come recipiente, ora grande ora più piccolo, qui un po' sporco, là molto più pulito, sono dappertutto, bambino mio, dove ci sono fornai e macellai. Ma raddoppiato sono cresciuto come fiume nella terra dei cari sassoni.
314.
Com'è strano: sta in sé — vi è chiaro? E se sta in sé per curarsi, è spesso in sé imbarazzato per sé.
315.
Lui è sempre benvenuto al mercante, perché porta guadagno e utile; lei viene accolta volentieri soltanto quando suona lieta e consolante.
316.
Ce l'hai e desideri sempre conservarlo, eppure desideri sempre non riceverlo.
317.
In aperta campagna più d'uno le presta orecchio; ma non prenderla, amico mio, altrimenti tutti fuggiranno da te!
318.
Se ti viene dato con l'acqua, può salvare corpo e vita; ma se vi si aggiunge anche il fuoco, allora porta spesso il riposo eterno.
319.
Con «il» adorna il prato di primavera e porta il colore della natura. Con «lo» mostra la forza selvaggia della follia e della passione.
320.
(Maschile.) Proditorio balzo fuori dall'agguato.
(Neutro.) Lusinghiero risuono all'orecchio di ogni artista.
321.
Veliero dell'aria, porta via in preda la colomba. Fiero piroscafo, solca i mari a onore della Germania.
322.
Se la nave vuole veleggiare nel mare ondoso, io non posso mai mancare: senza di me difficilmente giungerebbe alla meta, e su questo si può contare con certezza. Nemmeno uno Stato può sussistere senza di me: resta una proposizione incontestata. Eppure, benché io sia sempre indispensabile, spesso non sono ben tollerato. E se presto veleggerai nel nuovo anno e la tua anima sente un'ansia, lascia che Dio ti sia sempre ciò che io nomino, e giungerai di certo alla meta.
323.
Ciò che più di un uomo e più di una donna si è già spesso augurato, te lo dice e te lo mostra con esattezza la prima pagina di ogni libro.
VIII. Indovinelli di senso:
La parola va indovinata secondo i suoi diversi significati.
324.
Ai ricchi non tocco mai, ai poveri spesso; chi deve farne a meno, di nuovo non è contento.
325.
Il povero sciocco ha un cappello e nessuna testa, e per giunta ha un solo piede e nessuna scarpa.
326.
L'hai già vista; batte eppure non ha mani; cammina eppure resta ferma; sta in piedi eppure è appesa al muro.
327.
Un affluente del Reno non può mai esserti lontano.
328.
Senza avere piedi, corro via veloce, non mi fermo né giorno né notte, eppure sono sempre nel letto.
329.
Una casa, assai artificiosa, piccola e graziosa, è senza sedia, tavolo e letto; eppure a chi vi abita piace comunque moltissimo.
330.
Non è una casa, eppure la si costruisce; non la si mangia, eppure la si mastica; e se non la si mastica, la si brucia. La conoscete: dite, come si chiama?
331.
Ha una cresta e non si pettina; ha due speroni e non è un cavaliere; ha una falce e non è un mietitore.
332.
Spesso mi si calpesta coi piedi, eppure guarisco urti, tagli e punture.
333.
Carico di pesi posso camminare; toglimi i pesi e resto fermo.
334.
Non appena mi hai pronunciato, mi hai anche subito rotto.
335.
Se mi indovini giusto, hai indovinato sbagliato; e se indovini sbagliato, hai indovinato giusto.
336.
Ben poco si mangia senza di me, eppure non mi si mangia da solo.
337.
Che cos'è che passa sopra l'acqua e tuttavia sta perfettamente fermo?
338.
Sapete nominarmi, con due segni del nostro alfabeto, un uccello che vedete assai spesso?
339.
Com'è noto, si mettono le scarpe per poter camminare meglio; ma quali si mettono perché qualcosa non si muova?
340.
Di solito l'acqua spegne il fuoco; me, invece, l'acqua mi fa proprio ardere.
341.
Non ho piedi per camminare, solo per stare in piedi; e sul mio grembo trovi riposo in più di un lavoro.
342.
Io non sono, non sono stato, non sarò. Credi forse che io scherzi? Ti dico di no! Sto visibile davanti al tuo viso; e se vuoi cercarmi, non mi trovi.
343.
C'è una parola che per il germano ha tre significati; un tempo la prima fu terribile ai suoi avi; la pesante lancetta della storia avanza, il tedesco eredita lo scettro, e voi vedete come al figlio eletto della Germania il vescovo prema sulla fronte, nella seconda, la pesante corona. Nella sala dall'alta volta gira la terza durante il banchetto dell'incoronazione.
(Hauff.)
344.
Si vedono due secchi salire e scendere in un pozzo, e mentre l'uno sale colmo, l'altro deve inclinarsi. Vanno senza posa su e giù, alternativamente pieni e di nuovo vuoti; e se accosti questo alla bocca, quello pende nel fondo più profondo, e mai possono dissetarti coi loro doni nello stesso istante.
(Schiller.)
IX. Anagramma:
Spostando le lettere si forma un'altra parola.
345.
Sono un oggetto consacrato al sacro servizio; sposta i segni ed è una veste sacerdotale.
346.
Nessun uomo vive senza di me; non è abbastanza chiaro? Sappiate dunque: in me stanno «eredità» e «inganno».
347.
Per raggiungerla devi essere vincitore; ma se ora si spostano i segni, è una città sul Reno.
348.
Come si fa delle parole «ach Ader» una sciarada?
349.
Il contadino lo vuole dal suo campo; se si spostano soltanto due segni, il ricco lo vuole dal denaro.
350.
Vi fornisco legna da ardere, perché d'inverno vi dia calore; se in me si scambiano due segni, vi rubo il calore.
351.
Sei segni vi nominano un animale strisciante, indigeno ma raro. — Se mi scambiate la testa col piede, ecco sorgere all'istante dei roditori.
352.
La prima si riferirà al tempo, e i pesci fuggiranno certamente la seconda.
353.
Separa sul dorso dei monti i domini delle acque correnti; se le parole stanno spostate, è un veleno corrosivo.
354.
Fatti dare cinque segni, ordinali e avrai un nome per i ragazzi; ma se separerai gli ultimi due dai primi segni e li metterai all'inizio, ti brillerà incontro nella chiara luce del firmamento ciò che ora la mia parola nomina.
355.
Cinque segni che ti nominano una catena di monti, la quale si fa riconoscere come grande: rovesciali con abilità in modo da poterli mangiare con appetito.
356.
Nulla sarebbe più funesto per il contadino che se io dovessi regnare sempre, cosa che del resto non vorrei augurargli. Scambiando gli ultimi due segni, fa' di me un grande pittore come pochi dei suoi pari.
357.
Sono noto come bevanda; ma se la mia testa viene usata come piede e poi mi si legge al contrario, vengo mangiato come pietanza.
358.
È un rapinatore di specie particolare; se si accoppiano i segni diversamente, ne nasce all'istante un animale dall'aspetto assai goffo e brutto.
359.
Con la freccia e con l'arco non gioco per scherzo; quando arrivo volando, la mia meta è il cuore. Se la mia testa sta alla fine, sono regina, e allora ti mando dolci profumi.
360.
Del tutto incorporeo devo librarmi via — mettimi soltanto i tre primi segni come piede, togli il quarto e in tutta fretta mi trasformo nel mio contrario.
X. Indovinelli d'accento:
Secondo l'accento delle singole sillabe muta il senso della parola.
361.
(Telegramma!) Il mio — V segue oggi senz'altro; V — mi porta da voi stasera.
362.
Non è forse per una condotta V — e dissoluta che un uomo un tempo felice è diventato il più povero degli uomini? Amico mio, prendine un — V!
363.
Solo chi si attiene alla V — e al dovere ha — V sulla riconoscenza del mondo.
364.
Un buon — V ha valore per chiunque chieda consiglio; ma è una V — rarità che arrivi al momento giusto.
365.
Regna la miseria più angosciosa: la morte è entrata nel paese e vi miete spaventosamente ricche messi. Conoscete la — V natura della malattia. Più di un volto, ancora rosso la sera, V — al mattino, e in poche ma ansiose ore la morte ha trovato nuova preda.
XI. Indovinelli incrociati:
Da molteplici combinazioni di sillabe nascono nuove figure di parole.
366.
1 | 2 --+-- 3 | 4
1, 2 ti rallegra d'estate; 3, 4 appartiene sempre alla botte. Il canto di 1, 4 suona sinistro; 1, 3 turba la pace. Se prendi solo 4 e in più 2, ce ne sono di molte specie.
XII. Indovinelli aritmetici.